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Sleeping Dogs – come imparare la guida anglossassone a sinistra menando duro come Bruce Lee

E’ ufficiale, Sleeping Dogs m’attizza. Sarà mio al day one. Dal video salta fuori questa missioncina che in circa dieci minuti rende più o meno l’idea sul cosa aspettarsi: azione di lotta/combo free flow alla Batman, sessioni sparatutto con tanto di pseudo bullet-time alla Max Payne, mondo open con tanto di veicoli, moto e strade tutte illuminate alla (oooohhgggià) Grand Theft Auto, ambienti interattivi sui quali profanare i vari ani che di volta in volta spaccheremo, QTE ma senza esagerare, mosse finali in slo-motion, mini-giochi assortiti ma soprattutto…

Guida a sinistra all’inglese!

Non avevo mai ragionato su quanto possa influire sul gameplay una cosa così banalmente nota, la guida anglosassone! Almeno dai video, io già so che mi ci dovrò abituare…

Il tutto ovviamente condito con arti marziali, cinema gongfu, hong kong (che merita un premio come città più videogiocoriprodotta in assoluto) e sbirro cinese letale. In pratica, gli ingredienti corretti per un fottuto capolavoro.

Epic Game Fail: la top 5 di giugno 2012

Trovandomi a corto di idee, frastornato dal caldo, dalle ultime spossanti giornate di lavoro pre-feriale e dalle interminabili sessioni di grind sulle sgobbate del single player di Max Payne 3, mi ritrovo a spulciare i vari canali nerd di YouTube e salta fuori questo sub-channel di Achievement Hunter chiamato Game Fails. Finalmente qualcuno di realmente sano di mente che ha deciso di organizzare e pubblicare una serie infinita di glitch dei nostri beneamati videogiuochi. Vado pazzo per sti video.

E’ di 3 giorni fa l’ultimo dei quali, una bella classifichina dei migliori 5 del mese di Giugno. Grande protagonista, e non si fa fatica a crederlo, è Skyrim, che non pago di passare per il gioco più buggato di tutto il sistema solare dall’epoca del Big Bang, ce l’ha messa tutta per battere ogni record di inaffidabilità con l’iniezione di giganteschi nuovi malfunzionamenti anche sui DLC (vedasi Dawnguard) che minano non solo le quest relative, ma tutto l’impianto di gioco. Come dire, le cose le sanno fare alla stragande alla Bethesda.

Passando al video che potrete comodamente visionare in calce (in meno di 4 minuti finisce, non perderete troppo tempo, garantito), ecco le traduzioni delle didascalie. Oggi sono in vena di buonismo e gentilezze assortite, non c’è di che. Anche se in effetti piazzo un fottuto spoiler sul video, guardatevelo lo stesso…

– #5 FIFA 2012  “Scusa.. sembrava la palla…”

– #4 TEAM FORTRESS 2 “Grazie… è molto più semplice spararti da qua”

– #3 SKYRIM “Equitazione – Ok, adesso stai a vedere”

– #2 HALO REACH “Spartan…sotto vetro”

– #1 SKATE 3 “Ho paura di lasciarmi andare!”

Max Payne 3 – il profumo della vita amara

La vita può cambiare dopotutto.

Nasce un sentimento di liberazione e di consapevolezza del dolore, di un massimo dolore, Max Payne, durante lo svolgersi del gioco e della narrazione; ed è qualcosa a cui si accede fin da subito, fin dal ritornare su un personaggio che nessuno poteva aver dimenticato, dal vederlo in preda al dolore, come sempre, alla disperazione, anche nell’illusiva vita lontano da sbirri, New York, e i tormenti del ricordo di una famiglia sterminata a cui non può e non deve dar pace.

max payne 3 scena finaleMa questa volta c’è Passos, l’uomo del cambiamento apparente ma che garantisce a Max un po’ di pulizia, una vita comunque che valga la pena vivere. L’apparenza, si diceva, poichè ciononostante nulla è diverso da prima. Sembra che ovunque vada la morte lo domini, lo accerchi, lo affondi. E’ di nuovo un carnevale del dolore, ogni cosa fa male anche solo a guardarla, dalla solitudine alcoolica, dalla foto della moglie e della bambina, dagli effetti allucinogeni degli antidolorifici, dal sangue e dalle pallottole.
E’ in fondo il ritratto di un vecchio uomo, quella che Rockstar fa a mio avviso magistralmente, non lontano dal Marston di Red Dead Redemption, ruvido, duro come una roccia arroventata tra le gole dei canyon. Eppure, nonostante egli stesso più volte non si dia pace per quanta merda gli finisca sempre addosso, ha ancora la forza di un toro, la rabbia di un giovane ribelle, aggrappato alla giustizia come Romolo alla mammella della Lupa, stravaccato su quella sommaria se necessario.

Tutto sembra fallire sotto le mani di Max; anzi, tutto fallisce davvero fino all’ultimo minuto dove la storia trova un’epilogo, dove Max trova, almeno in apparenza, il tempo e la voglia di godersi un raggio di sole, in una delle sequenze finali più intense e memorabili nel panorama videoludico dell’ultimo decennio.
Ecco il senso, perchè la vita può cambiare, dopotutto.

The Witcher 2 – lunga vita ai Re!

The Witcher 2C’è quel gusto un po’ “boheme” e un po’ inizio secolo scorso nelle ambientazioni, nei dialoghi e nella drammaturgia dietro a Geralt, il cacciatore di mostri, il Witcher che chiunque conosce, che molti vorrebbero evitare di incontrare, ma che bazzica i piani alti della società, vicno a regnanti potenti, a oscuri maghi di corte, e a femmine che nascondono quasi sempre ben più di un’intimità. La visione che i CDProjekt hanno raffigurato è un quadro ricco di dettagli, coloratissimo e dai toni tutt’altro che sfumati. Se vogliamo, c’è molta dell’Europa che conosciamo in questa raffigurazione un po’ barocca e insieme un po’ art nouveau, basata su una narrazione impregnata di realismo, di personaggi ricchissimi, letti in diagonale, senza l’ambiguità subdola e pedante di scuola giapponese, nè la ricerca affannata e prepotente del superuomo tutto rettitudine e sani principi di scuola americana. Un GdR che sta nel mezzo, non scevro da difetti ma encomiabile per la strabordante personalità.

L’articolazione di cambio di peso a seconda delle nostre scelte è parte centrale e determinante di tutto l’evolversi del gioco. E’ stata data talmente tanta importanza alla narrazione che potrei quasi dire che ne rappresenta un buon 70% di tutto l’impianto. The Witcher 2 ancor prima di essere un action-rpg è sicuramente un’ottima storia che vale la pena ascoltare.

Joypad alla mano, il gameplay mostra una sostanza piuttosto solida. Grazie a un sistema semplice ma efficacissimo di combo leggere e combo potenti per le armi bianche, e a uno spartano quanto efficiente sistema di casting di magie, le azioni combinate di incantesimi e stoccate renderanno molto fluidi e spettacolari i vari combattimenti; molto interessante notare che questa semplicità potrà accrescere in complessità nei risvolti tattici dati dal sapiente utilizzo dell’alchimia e dallo sviluppo ragionato e raffinato del vostro Geralt. Rendere il witcher reattivo e affine al vostro stile di gioco infatti rappresenta forse la parte più genuinamente giocoruolistica del titolo, ma anche tra le più importanti a determinare la qualità oggettiva del gioco poichè andrà ad influire pesantemente sul gameplay. La mia personale build verteva su un esperto spadaccino con proprietà magiche difensive (sempre sia lodato il segno Quen), boostato ove possibile di Vitalità e con qualche mutageno iniettato per migliorare stat sulla forza e sui bonus di combattimento. Una build che è stata la chiave di riuscita per la run in Dark Mode, il livello più alto che potrete giocare.

The Witcher 2 rappresenta, seppur con qualche magagna qua e là (come l’impossibile sistema di segnalazione degli obiettivi su mappa), il gioco di ruolo di scuola occidentale di riferimento. Se dovessimo immaginare una costellazione, un diagramma perfetto che unisca il meglio della produzione di genere mondiale, la creatura dei CDProjekt ne farebbe sicuramente parte; ai confini tra l’imponente maestosità di Skyrim, l’allucinante difficoltà di Dark Souls, la nuova frontiera narrativa dei giochi di ruolo. Siamo forse all’inizio di una nuova era?

Efficienza vs Godimento: il completista è un hardcore gamer?

Un piccolo tarlo mentale sta opprimendo i miei sogni notturni: siamo certi che il collezionista abbia qualcosa a che fare con il videogiocatore?

rumble roses L’oppressione è dovuta, naturalmente, al tentativo di trovare un modo rapido, efficiente e leggero per concludere titoli acquistati tempo fa e mai completati al 100%. Contro ogni più naturale pulsione passionale, risfodero con deciso grugno il joypad e mi metto a fare rapidi calcoli ragionieristici. Mi convinco che passare 100 e più ore uscendo e rientrando dai menu di Rumble Roses XXX è cosa buona giusta: quel gioco ha su Trueachievements un rateo da paura, ne vale la pena. Poi alla centesima volta in cui la ripetizione non ha quasi più niente nemmeno del gesto meccanico, diventa puro loop masochistico, comincio a pormi qualche domanda.

Ma questa è vita? Questo significa godere del beneficio culturale / psicologico del videogiocare?

geralt di riviaIeri sera. Sono le 21:50. Decido di posticipare la visione di Sons of Anarchy di qualche minuto, ho voglia di giocare ma devo vedere come si evolvono le vicende a Charming. Decido di concentrarmi su un singolo obiettivino del sempre più convincente The Witcher 2, ovvero fare pokerissimo al gioco dei dadi, inanellando 5 lati uguali in max due tiri, dopodichè potrò dedicarmi ai brutti e cattivi motociclisti californiani. Avevo sottovalutato la situazione, altro che “qualche minuto”, il fottuto bleep dello sblocco è arrivato alle 23:53, ben due interminabili ore dopo. Il sangue pulsa, le vene arrossano gli occhi e la bestemmia è pronta a invocare l’ultimo degli arcangeli, come l’angelo della morte sul macellaio alla fiera dell’est. Tant’è che i cari sviluppatori del gioco sono pure polacchi, vedi come spesso nulla è dato al caso?

Supporto Kinect Skyrim: come ti accalappio il casualone

skyrimLa notizia sarà già nota ai più, ma come non parlarne anche qui? Ebbene si, Skyrim beneficerà del supporto del Kinotto e darà tra le ancora non meglio specificate possibilità quella di poter urlare in salsa draconica tutto il vostro astio contro il Leech di turno, o contro la vostra fedifraga moglie colta in fragrante col maestro arciere di Whiterun. Mai tornare a casa prima del tempo, e aumentate la dannata forza se volete un boosting di burden tale che in tasca vi starà tanta più paccottiglia raschiata via dai più luridi dungeon nell’Eastmarch quanta più sarà la vostra voglia di esplorazione! Si perchè fare spola troppo spesso a casa per riporre i preziosi bottini (che tanto non userete mai) rischiate di trovarvi soprese poco gradite; come si dice, occhio non vede… Oh si, e adesso che potrete dare ordini ai vostri galoppini direttamente imprecando verso la testa piatta del kinotto, o Fus-Doh-Rare a destra e a manca come un pazzo beh, direi che nemmeno il casualone più pervertito può farsi sfuggire l’occasione di giocare a uno dei migliori titoli usciti negli ultimi 12 mesi.

Occhio che a breve Bathesda rivelerà i primi contenuti dei prossimi DLC, già annunciati in pompa magna come se dovessero essere delle figate pazzesche!

Asura’s Wrath: innovazione illusoria o solo un grande spettacolo?

Ammettiamolo, quelli di Cyberconnect la devono aver pensata bene dopo essersi accorti che il loro gioco alla fine dura poco più che 6/7 ore cacate, che invero si riducono drasticamente a 3 se avrete la pazienza di rigiocarlo più di una volta stuprando come cani il tasto back per skippare i lunghissimi intermezzi filmati. La bella pensata è proprio legata al fatto che laddove c’è un’evidente lacuna di “sostanza” videoludica si è tentato di puntare tutto sul fattore novità e sulle caratteristiche di narrazione.

L’anima interiore del gioco relega alla narrazione infatti tutta la propria struttura; rende per assurdo l’action di Capcom molto più simile a Heavy Rain che a Bayonetta, per spararla grossa, nel tentativo di far partecipare alla storia il giocatore / telespettatore in maniera efficace. Il risultato, se ci si ferma alla prima run, è molto buono; la storia, seppur imbevuta di abnormali clichè tutto anime e giappone, si lascia guardare anche se si fatica a trovare sequenze memorabili o personaggi dal grande aplomb o, peggio ancora, di dialoghi indimenticabili (finito il gioco avrete la sensazione di aver sentito solo gente che urla). L’interazione coi segmenti animati è tutta basata, ovviamente, sugli amati QTE, che grazie a dio non sono particolarmente ostici se non in qualche sporadico caso. Il fatto che l’elemento casuale sia legato solo a pochissimi eventi, contrattacchi per lo più, fa si che se vi segnate le sequenze giuste di ogni capitolo sarete in grado di ripeterle senza troppe ansie le volte successive.

Volte successive. Ecco la solita genialata, ovviamente riservata ai malati completisti come il sottoscritto: per millarlo è necessario sfoderare la migliore delle pazienze che vi rimangono poichè come minimo, e se siete superpotenti, lo dovrete rigiocare 3 volte. Due delle quali ottenendo il fatidico “grado S” in ogni capitolo. Il fattore di valutazione, essendo un gioco Capcom, non poteva certo mancare e devo dire che anche in questo caso non hanno particolarmente esagerato in quanto a severità. L’unico parametro che a volte è leggermente più difficile da sostenere è quello legato al tempo, e il tutto andrebbe calibrato in base alla difficoltà di gioco (in difficile le botte le sentirete molto di più) e in base alla “barra” utilizzata, una serie di indicatori che sbloccherete man mano che proseguirete a milgiorare le vostre performances e che vi daranno speciali bonus in quanto a salute, energia o mosse speciali. Nulla di dannatamente complicato, il sistema action di gioco sarà legato a pochissime combo e a un sistema molto semplificato di mosse speciali e attacchi a distanza. Anche durante queste fasi sarà importante avere colpo d’occhio e intercettare QTE per effettuare contrattacchi o schivate devastanti. Personalmente mi sto trovando benissimo con una sequenza-tipo 90 volte su 100 efficace, soprattutto sui boss: attendete qualche istante in modo tale da vedere la mossa del nemico e appena vedrete iniziarla andate di schivata con    e immediatamente caricate il colpo tenendo premuto   seguito da una semplice combo (sempre 3 volte). Nella maggioranza dei casi il nemico sarà a terra e potrete sferrare il vostro colpo super-ninja-powered con .

Tutto qui, davvero. Con qualche isolata variante, come ad esempio se notate di finire sempre troppo distante dal nemico c’è l’utile combo salto tenuto premuto, o per eliminare in fretta i fastidiosissimi nemici volanti andate di selezione bersaglio con e poi salto e mentre siete in aria .

In definitiva, AW non è un brutto gioco. Tentare i gradi S nei vari capitoli e nelle varie difficoltà devo ammettere che è sufficientemente divertente. Il rischio è che si arrivi per conseguire gli obiettivi più difficili a una sorta di assuefazione – overdose, poichè il sistema di gioco nonostante sia fluido e semplice tende a stufare col tempo. In questo caso i premiati saranno coloro che riusciranno ad ottenere valutazioni alte fin da subito, non obbligando replay forzati delle stesse sezioni.

Asura’s Wrath: primo DLC e prima imbeccata sui prossimi (e saranno un sacco)

Dovrebbe essere disponibile a partire da oggi il primo di una serie di DLC che riguardano il nuovo titolo Capcom uscito il mese scorso. Trattasi di un capitolo aggiuntivo che si pone tra l’undicesimo e il dodicesimo, e presenterà il noto incontro tra il dio a 4 braccia e Ryu di Street Fighter.

Bene. Metto a corredo anche un video e vi invito a resistere alla visione fino alla fine, quando sembrano apparire le date di uscita dei prossimi DLC e sono una quantità preoccupante. Meno male che il gioco me l’ha regalato il fratello Doc23, poichè ho come l’impressione che, come già fatto presente tra le pagine di questo blog, anche dal Giappone hanno fiutato l’affare DLC e ci dovrò spendere sopra una fortuna.

Non è ancora chiarissimo se tale DLC aggiungerà ulteriori obiettivi, anche se sembrerebbe di no. Buono, se si è a caccia di achievements è un acquisto che si potrebbe bellamente evitare.

Xbox: 10 anni di potenza e innovazione

Alla fine è un compleanno felice, il decimo, da quel lontano 14 marzo 2002; l’arrivo di una nuova console che portava sulla schiena un marchio che certo non poteva passare inosservato: Microsoft. Fu un momento catartico, un periodo indimenticato, poichè rappresentò una sorta di rivoluzione e novità in un mercato il cui dominio playstation era in realtà una orrenda obbligazione che sapeva di regime  e puzzava di Orwell lontano un miglio.

Xbox fu la scelta quasi obbligata del gamer più sperimentatore, del geek attento alla tecnologia e all’evoluzione che l’accompagna. L’ imponente chassis nero arrivò tra le nostre mani come scesa dal cielo, come una sorta di monolite in stile “2001 Odissea nello Spazio”; avevo capito fin da subito che avrebbe rappresentato qualcosa di grande, qualcosa di quasi religioso, come nel film di Kubrick. Una sorta di console-profezia, comprarla non significava solamente manifestare vigorosamente contro Sony e contro una monotonia di mercato insopportabile, ma soprattutto significava dare una possibilità al console-gaming di evolversi, e di gettare le basi per quello che si rivelerà il futuro.

Microsoft corredò la propria macchina da gioco con componentistiche particolari, che resero il cubo e la plasystation giocattoli a confronto; un hard disk ATA di serie, un’interfaccia ethernet, un processore Celeron da 733Mhz, 64 MB di SDRAM da 200Mhz e una GPU nVidia NV2A. Praticamente un PC. Come sappiamo, non basta una strabordante potenza per poter spiccare in maniera incisiva sul mercato, e infatti l’epoca della prima Xbox fu costellato di clamorosi insuccessi e incredibli flop. Da non crederci, aggiungerei io. A parte la sfortunatissima vicenda giapponese, con un brand che a tutt’oggi fatica ad emergere, probabilmente più per ragioni culturali che di qualità vera e propria, anche nel resto del mondo la Xbox venne accolta freddamente e con scarsi risultati di vendita; il monopolio playstation è devastante, e Microsoft incassa pugni, per una volta, e non soldi.

Eppure. La nascita del Live Arcade e dell’influenza che ebbe rispetto a tutti gli altri competitor, che arrivarono decisamente in ritardo, non è cosa da poco. A cui si aggiungano notevoli esclusive che resero unica la scelta Xbox: Fable, Dead or Alive 3, Project Gotham Racing, furono tra i primi a svettare rispetto alla concorrenza, portando in casi eccezionali anche grandissime esclusive playstation a disposizione degli utenti xbox, primo tra tutti Grand Theft Auto. Nel periodo di vita adulto del monolite microsoft, non finirono altre gustosissime esclusive quali KOTOR (un paio di rpg davvero indimenticabili), Ninja Gaiden, Riddick, Jade Empire, Rallysport Challenge. Grafica ultrapompata, potenza di calcolo assolutamente sopra la media, era facile pensare di avere tra le mani una console dalle potenzialità enormi e dalla personalità crescente di anno in anno. Era facile pensare che con Xbox e suoi enormi joypad saremmo stati tutti traghettati da lì a poco alla next-generation di console, era elettrizzante credere che avremmo potuto assistere alla nascita di una nuova era, scegliendo Xbox.

E credo non ci siamo sbagliati affatto.

Desideri impossibili: Shenmue III

shenmueSono passati poco meno di 10 anni da quando finii sulla prima gloriosa Xbox Shenmue II, ma il ricordo, contrariamente a una miriade di titoli giocati anche recentemente, continua a persistere indelebile nella mia mente. Il lavoro che Yu Suzuki ci ha rilasciato è un compendio di gioco freeroaming, di picchiaduro e di RPG in armonica fusione con elementi drammaturgici tipicamente orientali come i film gongfu, certi dramas romantici molto vicini al concetto di telenovelas sudamericana più nota a noi europei, più elementi caratteristici propri, che rendono ancora oggi Shenmue un titolo dotato di una strabordante personalità e dove ogni personaggio è stato caratterizzato a tutto tondo, netto come una linea su un foglio bianco. Un po’ Frank Miller se volete e un po’ Tarantino, ma ben prima che uscisse Kill Bill parte I…

Dotato di un gameplay silenziosamente progressivo, cioè che premia il giocatore che nonostante si trovi spaesato inizialmente da un sistema abbastanza complesso di combo, proiezioni e contromosse decida di perseverare imparando a spese del più classico retry & learn comandi sempre più efficaci, ritrovandosi più avanti nel gioco a trattare con decisa facilità nemici che inizialmente sembravano invalicabili. Mai fuori luogo e ben inserite nella narrazione i classici momenti QTE (anche qui siamo una decade prima del recentissimo Asura’s Wrath…) che saranno utilizzati anche in un buon numero di mini-giochi a corollario della storia principale.

shenmueMini-giochi, si diceva. Ciò che rende infinitamente rigiocabile Shenmue è la dotazione di passatempi di contorno davvero esemplare. Ryo Hazuki, il giovane protagonista di una storia che è riassumibile nel classico canovaccio della vendetta e del riscatto, e di un padre assassinato, è in fondo uno straordinario perditempo, un uomo a cui piace tra un’indagine e l’altra, nell’affannosa (a sua detta) ricerca del colpevole, passare ore e ore in sala giochi alle prese coi classici Sega come Space Harrier e Hang-On, o andare nei vari mercatini per completare infinite collezioni di statuine dei personaggi Sega, o ancora lavorando di tanto in tanto come scaricatore di porto. Non si farà mancare certo qualche garetta in muletto, o un bel match a braccio di ferro coi più fetidi e cattivi energumenti di Hong Kong, qualche scommessina qua e là fino ad arrivare a partecipare a mirabolanti tornei di arti marziali. Tutto per soldi, tutto perchè Ryo è un tuttofare efficace ma attento all’economia come nemmeno Tony Vercetti… e ci si diverte un mondo a impersonarlo.

Tutto sto ben di dio ahimè non ha mai potuto concludersi in una terza parte. Il finale di Shenmue II è il classico cliffhanger che prevede chiaramente un sequel, un terzo episodio. Per ragioni economiche Sega decise di non investire più in un progetto così oneroso a fronte di un risultato di vendite assai deludente (e alquanto incredibile), e di lasciare il brand di Suzuki in uno stato di glaciale standby. Ecco il motivo del desiderio impossibile: Suzuki infatti non ha mai dichiarato la faccenda Shenmue chiusa, lasciando spesso intendere che forse un giorno si potrà riavere quello che il vile mercato ci ha negato per così tanto tempo. E’ recente la notizia di una sua dichiarazione possibilista per un’eventuale acquisizione dei diritti da Sega da parte della YsNet, la software house di sua proprietà, che fa intendere l’intenzione di riappropriarsi del brand e di poterne disporre liberamente e senza vincoli. Nulla di concreto, ma chiari segnali di intenzionalità…

shenmueIo ci continuo a sperare e sogno una riedizione del primo e secondo capitolo in HD (sulla scia di una tendenza attuale che sembra sempre più funzionare, come Metal Gear, Silent Hill e l’immninente collection di Devil May Cry), magari ricchi di achievements e scaricabili su Live Arcade a prezzi abbordabili, e infine una grandissima edizione di Shenmue III, magari incesellata in qualche collector stratosferica, con artwork, dvd, colonna sonora e perchè no il mitico “zainetto” di Ryo in versione 1:1

Un desiderio davvero impossibile?

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