Archivi categoria: Opinione Giochi Xbox 360

Sleeping Dogs – come imparare la guida anglossassone a sinistra menando duro come Bruce Lee

E’ ufficiale, Sleeping Dogs m’attizza. Sarà mio al day one. Dal video salta fuori questa missioncina che in circa dieci minuti rende più o meno l’idea sul cosa aspettarsi: azione di lotta/combo free flow alla Batman, sessioni sparatutto con tanto di pseudo bullet-time alla Max Payne, mondo open con tanto di veicoli, moto e strade tutte illuminate alla (oooohhgggià) Grand Theft Auto, ambienti interattivi sui quali profanare i vari ani che di volta in volta spaccheremo, QTE ma senza esagerare, mosse finali in slo-motion, mini-giochi assortiti ma soprattutto…

Guida a sinistra all’inglese!

Non avevo mai ragionato su quanto possa influire sul gameplay una cosa così banalmente nota, la guida anglosassone! Almeno dai video, io già so che mi ci dovrò abituare…

Il tutto ovviamente condito con arti marziali, cinema gongfu, hong kong (che merita un premio come città più videogiocoriprodotta in assoluto) e sbirro cinese letale. In pratica, gli ingredienti corretti per un fottuto capolavoro.

PES 2012 parte seconda, non stuzzicar il tamarro che dorme…

In seguito al mio ricco articolo sulla grandiosità di PES 2012, la mail di Obiettivo Sbloccato è stata letteralmente presa d’assalto da decine di messaggi di feroci insulti alla mia persona, a quelle dei miei famigliari e all’augurio di una mia prematura morte. Visto che più o meno le mail erano tutte sulla stessa riga, cercherò quanto più possibile di unificare le risposte, forzandomi a non iniziare le stesse, a mia volta, con un “minchia oh”:

No, mia madre non è una zoccola (che io sappia) e no, non credo si farebbe fare tutte le cose che avete proposto.

Sì, ho giocato a PES 2012 e la mia opinione è quella descritta minuziosamente nel precedente articolo.

No, non ho intenzione di rendere pubblico il mio indirizzo di casa, perchè, sotto questa scorza di duro uomo vissuto si nasconde un’anima fragile e indifesa, poco propensa allo scontro diretto, peggio se fisico.

Detto questo, colgo l’occasione per affrontare un aspetto fondamentale della merdosità del titolo Konami, che avevo colpevolmente tralasciato nel precedente articolo: l’ ONLINE.

Se non consideriamo l’onnipresente lag,  in ogni fottutissima partita online ( la mia connessione funziona benissimo), e i fastidiosissimi tasti rapidi di commento tipo ” bel gol” “complimenti” ( e voglio contare quanti di voi non avrebbero preferito robe tipo ” bel gol di merda”, “ho il portiere mongoloide”, ” ti è andata solo di culo, grandissimo figlio di cagna” , etc etc, possiamo soffermarci maggiormente  sull’impostazione data al matchmaking. Ora, giustamente, si è cercato da parte degli sviluppatori di contrastare il fenomeno di uscita anticipata quando si viene sderenati analmente. Sacrosanto. Ma qual’è la penalità per questa riprovevole azione?

Se su un tot di partite si arriva al 30% di uscite durante le partite, accanto alla vostra gamertag apparirà l’icona di un pallone sgonfio che, per un certo periodo, non vi permetterà di effettuare partite online. Tutto fantastico no?

Effettivamente se fosse tutto qui, non si potrebbe far altro che apprezzare l’iniziativa di Konami.

Peccato che, e attenzione non scherzo, se uno stronzo di turno esce la penalità se la becca anche l’altro ignaro giocatore. Avete capito bene: la penalità se la becca sia il fottuto codardo che abbandona, sia l’altro giocatore reo di aver infilato troppe palle nella porta avversaria. A dirla tutta, avendo fatto solo 4 o 5 partite online, e avendo preso lo sgravatissimo Barcellona, ho sempre ridicolizzato il mio avversario di turno online ma non ho mai avuto l’onore di vedere l’arbitro fischiare la fine della partita. Conclusione: pur non avendo mai perso una partita, mi ritrovo con un fantastico pallone sgonfio a fianco alla gamertag e la conseguente impossibilità di accedere alle competizioni online. Fantastico.

Mi rendo conto di aver tralasciato, colpevolmente, questo aspetto di PES nel precedente articolo. Chiedo scusa a tutti quei player con il palato fino. Nessun articolo su giochi calcistici seguirà a questo, almeno scritto di mio pugno. Io alla fine, delle botte e della mamma chiavata da sconosciuti c’ho un po’ paura.

Max Payne 3 – il profumo della vita amara

La vita può cambiare dopotutto.

Nasce un sentimento di liberazione e di consapevolezza del dolore, di un massimo dolore, Max Payne, durante lo svolgersi del gioco e della narrazione; ed è qualcosa a cui si accede fin da subito, fin dal ritornare su un personaggio che nessuno poteva aver dimenticato, dal vederlo in preda al dolore, come sempre, alla disperazione, anche nell’illusiva vita lontano da sbirri, New York, e i tormenti del ricordo di una famiglia sterminata a cui non può e non deve dar pace.

max payne 3 scena finaleMa questa volta c’è Passos, l’uomo del cambiamento apparente ma che garantisce a Max un po’ di pulizia, una vita comunque che valga la pena vivere. L’apparenza, si diceva, poichè ciononostante nulla è diverso da prima. Sembra che ovunque vada la morte lo domini, lo accerchi, lo affondi. E’ di nuovo un carnevale del dolore, ogni cosa fa male anche solo a guardarla, dalla solitudine alcoolica, dalla foto della moglie e della bambina, dagli effetti allucinogeni degli antidolorifici, dal sangue e dalle pallottole.
E’ in fondo il ritratto di un vecchio uomo, quella che Rockstar fa a mio avviso magistralmente, non lontano dal Marston di Red Dead Redemption, ruvido, duro come una roccia arroventata tra le gole dei canyon. Eppure, nonostante egli stesso più volte non si dia pace per quanta merda gli finisca sempre addosso, ha ancora la forza di un toro, la rabbia di un giovane ribelle, aggrappato alla giustizia come Romolo alla mammella della Lupa, stravaccato su quella sommaria se necessario.

Tutto sembra fallire sotto le mani di Max; anzi, tutto fallisce davvero fino all’ultimo minuto dove la storia trova un’epilogo, dove Max trova, almeno in apparenza, il tempo e la voglia di godersi un raggio di sole, in una delle sequenze finali più intense e memorabili nel panorama videoludico dell’ultimo decennio.
Ecco il senso, perchè la vita può cambiare, dopotutto.

Pro Evolution Soccer 2012: ma evoluto ‘ndo cazzo?

Sono sulla tazza del cesso. Non scherzo. Qual miglior momento per parlare dell adorato PES 2012? Premetto che non sono particolarmente amante dei giochi di calcio. Per fare l’elitario potrei definire lo sport stesso un branco di scimmie che corrono dietro una palla ma la realtà è che da quando il mitico ROBERTO BAGGIO si è ritirato il fottuto calcio ha perso ogni attrattiva per il sottoscritto. Non divaghiamo. Il punto centrale dell’articolo è PES. Il titolo calcistico giallo è riassumibile con le solite magiche paroline: GIOCO DI MERDA. Ben lontani i tempi in cui macinavo ore e ore insieme agli amici più stretti ( rigorosamente su PS2) nelle ormai famose “Serate ignoranti”, tempi in cui FIFA era un giochino per normolesi e le femmine erano relegate a puro contenitore di seme. Non approfondisco per non commuovermi.

Oggi la storia è ben diversa, come chiunque abbia un briciolo di buon gusto per i titoli calcistici è in grado di riconoscere. FIFA, ad ogni uscita annuale, sderena senza pietà il povero titolo konami relegandolo a gioco anni 80. Come Cristo faccia una latrina del genenre a vendere anche solo 150 copie è un mistero. Ho ancora nelle orecchie, ogni fottutissimo anno, il giapponesino di turno che inchinandosi definisce il Pes in uscita come una vera rivoluzione calcistica, salvo, dati di vendita alla mano, considerare il nuovo arrivato un titolo di transizione.

Passiamo ad analizzare  motivi principali del mio disgusto per questo abominevole diarrea di pixel, premettendo che:

– non ho giocato tutti i capitoli di pes.

– non sono un fottuto fanboy di giochi calcistici, non mi chiamo Tony e non guido una Uno Turbo Bianca

– il mio ultimo aggiornamento sul giuoco del pallone è: Batistuta alla Fiorentina e Vialli e Ravanelli alla Juve.

Fate voi.

Partiamo da una delle situazioni più fastidiose della mia decennale esperienza videoludica: il campionato master.

In un gioco di calcio minimamente serio, in questa modalità si dovrebbe gestire la squadra occupandosi dei vari bilanci, accordi pubblicitari, stadio, biglietti, etc etc, rendendo il tutto più simile ad un titolo menageriale. Pes 2012 cosa si limita a fare? due o tre compravendite di giocatori a stagione e le continue lamentele di questi fottuti stronzi miliardari che si lamentano ad ogni partita con:” perchè non mi ha fatto giocare mister?”, “perchè non ho giocato nel mio ruolo?”. Le risposte, ovviamente pilotate, ci permettono solo di dire timidamente: ” scusami, ti farò giocare- ti cambierò di ruolo” oppure ” ho in mente altre soluzioni per te”. Da notare che non esiste l’opzione “Se non ti sta bene levati dal cazzo”. Peccato. Dopo questo edificante e interessantissimo dialogo il giocatore potrà rispondere in due modi: “perfetto mister, ho compreso la situa” oppure ” cosa dovrei pensare? questa situazione è inaccettabile”. Questo è il massimo che otterrete dalla modalità menageriale di pes 2012. Da notare che alla fine di ogni partita avrete sempre uno stronzo di turno che si lamenterà come una fichetta al suo primo ciclo. Capolavoro. Mi scuserete se non ho avuto il coraggio di provare altre fantastiche carriere alternative…

Diamo uno sguardo adesso al gameplay:

passaggi di una precisione scandalosa, riesco a beccare il giocatore che voglio 2 volte su 3. Mica male. Certo ora ci saranno tra di voi i soliti “a me i passaggi vengono tutti, sei tu che sei una pippa”, a cui rispondo: “Non dite stronzate”.

I tiri: non importa che abbiate Cristiano Ronaldo o Andrea Zappafiga, i tiri saranno sempre da paraplegici appena ritornati a camminare. Imbarazzante la potenza e la velocità, sull’angolazione possiamo discuterne.

Intelligenza dei portieri: A primo impatto sembra che Konami abbia impiegato una 50 di programmatori per riprodurre fedelmente il ritardo mentale umano. Anche in questo caso non ha nessuna importanza se avrete tra i pali il mitico Buffon o l’indimenticato Taglialatela. Risorse ben spese.

Potrei andare avanti ancora 70 mila righe ma visto che mi sto rompendo i coglioni di scrivere, figuriamoci voi a leggere.

Riassumendo leggermente: PES 2012 è un gioco scandalosamente brutto, una patetica ombra di quello che una volta era considerato, a ragione, il miglior gioco di calcio in circolazione. Il futuro è FIFA. Punto. E non crediate che sia contento di preferire un titolo della fottuta Electronic Arts.

The Witcher 2 – lunga vita ai Re!

The Witcher 2C’è quel gusto un po’ “boheme” e un po’ inizio secolo scorso nelle ambientazioni, nei dialoghi e nella drammaturgia dietro a Geralt, il cacciatore di mostri, il Witcher che chiunque conosce, che molti vorrebbero evitare di incontrare, ma che bazzica i piani alti della società, vicno a regnanti potenti, a oscuri maghi di corte, e a femmine che nascondono quasi sempre ben più di un’intimità. La visione che i CDProjekt hanno raffigurato è un quadro ricco di dettagli, coloratissimo e dai toni tutt’altro che sfumati. Se vogliamo, c’è molta dell’Europa che conosciamo in questa raffigurazione un po’ barocca e insieme un po’ art nouveau, basata su una narrazione impregnata di realismo, di personaggi ricchissimi, letti in diagonale, senza l’ambiguità subdola e pedante di scuola giapponese, nè la ricerca affannata e prepotente del superuomo tutto rettitudine e sani principi di scuola americana. Un GdR che sta nel mezzo, non scevro da difetti ma encomiabile per la strabordante personalità.

L’articolazione di cambio di peso a seconda delle nostre scelte è parte centrale e determinante di tutto l’evolversi del gioco. E’ stata data talmente tanta importanza alla narrazione che potrei quasi dire che ne rappresenta un buon 70% di tutto l’impianto. The Witcher 2 ancor prima di essere un action-rpg è sicuramente un’ottima storia che vale la pena ascoltare.

Joypad alla mano, il gameplay mostra una sostanza piuttosto solida. Grazie a un sistema semplice ma efficacissimo di combo leggere e combo potenti per le armi bianche, e a uno spartano quanto efficiente sistema di casting di magie, le azioni combinate di incantesimi e stoccate renderanno molto fluidi e spettacolari i vari combattimenti; molto interessante notare che questa semplicità potrà accrescere in complessità nei risvolti tattici dati dal sapiente utilizzo dell’alchimia e dallo sviluppo ragionato e raffinato del vostro Geralt. Rendere il witcher reattivo e affine al vostro stile di gioco infatti rappresenta forse la parte più genuinamente giocoruolistica del titolo, ma anche tra le più importanti a determinare la qualità oggettiva del gioco poichè andrà ad influire pesantemente sul gameplay. La mia personale build verteva su un esperto spadaccino con proprietà magiche difensive (sempre sia lodato il segno Quen), boostato ove possibile di Vitalità e con qualche mutageno iniettato per migliorare stat sulla forza e sui bonus di combattimento. Una build che è stata la chiave di riuscita per la run in Dark Mode, il livello più alto che potrete giocare.

The Witcher 2 rappresenta, seppur con qualche magagna qua e là (come l’impossibile sistema di segnalazione degli obiettivi su mappa), il gioco di ruolo di scuola occidentale di riferimento. Se dovessimo immaginare una costellazione, un diagramma perfetto che unisca il meglio della produzione di genere mondiale, la creatura dei CDProjekt ne farebbe sicuramente parte; ai confini tra l’imponente maestosità di Skyrim, l’allucinante difficoltà di Dark Souls, la nuova frontiera narrativa dei giochi di ruolo. Siamo forse all’inizio di una nuova era?

Efficienza vs Godimento: il completista è un hardcore gamer?

Un piccolo tarlo mentale sta opprimendo i miei sogni notturni: siamo certi che il collezionista abbia qualcosa a che fare con il videogiocatore?

rumble roses L’oppressione è dovuta, naturalmente, al tentativo di trovare un modo rapido, efficiente e leggero per concludere titoli acquistati tempo fa e mai completati al 100%. Contro ogni più naturale pulsione passionale, risfodero con deciso grugno il joypad e mi metto a fare rapidi calcoli ragionieristici. Mi convinco che passare 100 e più ore uscendo e rientrando dai menu di Rumble Roses XXX è cosa buona giusta: quel gioco ha su Trueachievements un rateo da paura, ne vale la pena. Poi alla centesima volta in cui la ripetizione non ha quasi più niente nemmeno del gesto meccanico, diventa puro loop masochistico, comincio a pormi qualche domanda.

Ma questa è vita? Questo significa godere del beneficio culturale / psicologico del videogiocare?

geralt di riviaIeri sera. Sono le 21:50. Decido di posticipare la visione di Sons of Anarchy di qualche minuto, ho voglia di giocare ma devo vedere come si evolvono le vicende a Charming. Decido di concentrarmi su un singolo obiettivino del sempre più convincente The Witcher 2, ovvero fare pokerissimo al gioco dei dadi, inanellando 5 lati uguali in max due tiri, dopodichè potrò dedicarmi ai brutti e cattivi motociclisti californiani. Avevo sottovalutato la situazione, altro che “qualche minuto”, il fottuto bleep dello sblocco è arrivato alle 23:53, ben due interminabili ore dopo. Il sangue pulsa, le vene arrossano gli occhi e la bestemmia è pronta a invocare l’ultimo degli arcangeli, come l’angelo della morte sul macellaio alla fiera dell’est. Tant’è che i cari sviluppatori del gioco sono pure polacchi, vedi come spesso nulla è dato al caso?

Ghost Recon Future Soldier Recensione Beta: me cojoni

Come ormai tutti saprete Obiettivo Sbloccato è diventato un blog di fama internazionale, le case di produzione videoludiche fanno la fila per avere il parere dei nostri preparatissimi recensori. Onore ancora più grande è sicuramente quello di ottenere la beta dell attesissimo Ghost Recon Future Soldier. Terzo capitolo, se la memoria mi sostiene, della saga militare targata Ubisoft. Premetto che non mi è assolutamente chiaro il motivo per cui dovrei essere stato selezionato tra i “pochi” fortunati a mettere le mani su questa fantomatica beta. La mail su cui mi è arrivato il codice è collegata ad un profilo che uso 3 volte ogni sei anni, profilo che non presenta assolutamente giochi Ubisoft. Al contrario il mega profilo super maxi pawa con novanta milioni di G e decine di giochi Ub isoft, non è stato minimamente cacato dalla sh francese. Misteri della fede.

Bando alle stronzate e passiamo ad analizzare la beta:

I primi filmati di gameplay trapelati mi avevano fatto ben sperare sulla riuscita di questo titolo. Diciamocelo: se escludiamo i vari CoD e Battlefield, non c’è tutta questa ressa di titoli militari di qualità, almeno per console. Ed ecco che Ubisoft ci inturgidisce con questa stupenda anteprima. Chiamare questa release “Beta” è una bestemmia imperdonabile: ho ancora negli occhi l’orrore provato per quel mega scivolone che è stata la beta di Bettlefield 3, che volenti o nolenti ha di sicuro influenzato negativamente le vendite. In questo caso invece ci troviamo di fronte ad un prodotto completo, ad un prodotto curato e testato a dovere. Niente lag, niente tentennamenti del motore grafico, in questo anteprima il titolo mostra già ampiamente i muscoli. Immaginatevi il secondo capitolo di Ghost Recon, incredibilmente profondo e divertente, ma finalmente con una grafica next gen. Le mappe sono relativamente ampie, da quanto ho potuto vedere un compromesso tra Battlefield e Call Of Duty. La modalità testata è il classico qg/dominio/re della collina etc , insomma una zona X da presidiare e difendere dall’altra squadra. Solita roba certo, ma parecchio divertente, con una mappa boschiva davvero ben studiata tra pinete, casette di legno, cascate e ponti a far da cornice ad un vero e proprio massacro di granate e kill a tradimento. Ho avuto tempo di provare solo una classe, ovvero il classico Artigliere munito di m4 o m16 o quel cazzo che era. I movimenti del nostro personaggio sono ottimi e ben studiati, il tutto sembra molto realistico e naturale. Molta cura è stata prestata alle compenetrazioni poligonali, in questa anteprima completamente assenti un aspetto spesso sottovalutato ma parecchio fastidioso anche in produzioni tripla A. Il gameplay e i comandi sono sostanzialmente invariati rispetto al precedente capito, se non si considerano tutta una serie di gadget futuristi sbloccabili avanzando di livello. Non ho notato particolari bug grafici e/o stronzate di programmazione. Non ho idea se siano presenti dei server dedicati o meno (ci credo poco) quello che conta è che con la mia connessione da morto di fame non ho laggato neanche per sbaglio. Se avete amato Ghost Recon 2, di sicuro per molti mesi vi conviene andare in giro con una mano in tasca, tutte le promesse, per quello che mi è dato vedere, sono state ampiamente mantenute. Ubisoft, a testa bassa, ha tirato fuori dal cilindro un vero gioiello online. Sperando chiaramente che i server non si riempiano dei soliti bimbiminchia cavalletta.

Tirando le somme, questa beta di Ghost Recon è davvero ottima e rifinisce e valorizza ulteriormente il discorso iniziato con Ghost Recon 2. I miglioramenti tecnici sono lampanti, il gameplay e maggiormente profondo anche se forse più incentrato sull’azione che sulla tattica, ma potrebbe anche dipendere solo dalla modalità che ho provato. Di sicuro lo scopo di una Beta a invito è quello di testare il gioco su larga scala, scovare eventuali bug e invogliare l’acquirente di turno ad acquistare il titolo. Missione compiuta. Mio al day one. Sempre se riesco a staccarmi da quel cazzo di MW3.

Sono le 4:35 del mattino, se ci sono errori di sintassi e/o punteggiatura fate riferimento alle ultime due parole nel titolo del post.

Battlefiel 3 vs Modern Warfare 3: and the winner is …

 

… perchè prima o poi tutti si sono posti la questione. Lo scorso anno EA gridava vendetta al cospetto del Signore. Dichiarazioni deliranti e una serie di indiscrezioni davano il 2011 come l’anno dello storico sorpasso dello sparatutto in prima persona di EA a discapito del pluri platinato Call Of  Duty. Obiettivo centrato? Vediamo.

Facciamo sempre una doverosa premessa: il sottoscritto ha completamente schifato MW3 in favore di Battlefield 3. Vedendo all’alba del day one una serie di filmati gameplay della nuova “fatica” di Infinity Ward, non era possibile non notare la sindrome da “copia-incolla” che in questi ultimi anni ha colpito la saga di CoD. Certo, armi diverse, mappe diverse, ma ero sicuro che il tutto potesse essere tranquillamente considerato alla stregua di un DLC. Dopotutto su Bad Compny 2 era stata fatta una cosa simile: 1200 MP per l’espansione Vietnam che conteneva armi e mappe completamente diverse. Fosse stato un prodotto Activision, sicuro sarebbe stato il capitolo successivo della saga.

Ma veniamo al sodo: forte di queste considerazioni da purista del genere, a novembre mi lanciai in picchiata su Battlefield 3 che prometteva una vera e propria rivoluzione del genere, creando un hype mostruoso dopo il rilascio dei primi filmati sul gameplay, certo la EA si guardò bene dallo specificare che quei filmati fossero tratti dalla versione pc. Di sicuro chi legge, come il sottoscritto, ricorda ancora il leggero rigonfiamento nelle mutande dovuto ad una grafica che definire fotorealistica è poco. Iniziarono a questo punto i primi cori da stadio che davano CoD per spacciato. Iniziarono a vedersi nei forum delle vere e proprie guerre termonucleari su quale fosse il “vero fps”.

Inutile dire che mi schierai dalla parte di quelli che volevano qualcosa di nuovo e che si erano rotti la palle di mollare ad Activision la solita “tassa” di 70 euro annuali. Quando poi, appresi che vi sarebbe stata una mirabolante feature chiamata “call of duty elite” ( un abbonamento annuale da 50 carte che dava diritto ad una serie di stronzate in anteprima e o skin etc) dovetti farmi sedare per non farmi esplodere davanti alla sede italiana dell’Activision.

Ora proviamo una cosa nuova: dividiamo la mia esperienza in mesi, rendendo il tutto cinematografico e all’avanguardia:

Novembre: turgido in corpo mi appresto ad acquistare la mia copia di Battlefield 3. Neanche il tempo di inserire il gioco che vengo tempestato da una serie di inviti al gioco da tutta la mia lista amici. Entro nel party e c’è gente che piange, gente che ha la voce tremante, gente che addirittura ha preferito il day one di Battlefield alla nascita del proprio primogenito. C’è nell’aria dell’isteria di massa. Isteria che ha contagiato completamente anche me, rendendo l’ora del pranzo quella della buonanotte. Anche io sul momento fui colto dalla bellezza generale del titolo, dalle mappe enormi, dalla varietà dei mezzi, in generale dal forte realismo.

Dicembre: mi son rotto il cazzo. Bello graficamente niente da dire, ma che scassamento di coglioni! Tutto molto bello ma il più delle volte gioco 10 minuti e mi viene voglia di scaraventare il disco dalla finestra. Non riesco davvero a capire come cazzo si faccia a divertirsi a ‘sta roba (per un tempo prolungato almeno). Sarò un casualone ma davvero faccio fatica a non addormentarmi con il pad in mano. Sarà un problema mio, sicuramente, ma dopo più di un mese dall’inizio del gioco online, la mia copia del gioco è costantemente su un tavolo a prendere polvere mentre macino ore su ore al mirabolante Skyrim, ma questa è un’altra storia.

Gennaio: Finisco tutto il “finibile” (licenza poetica) in Skyrim, sono depresso.

Febbraio: Sono depresso.

Marzo: Sono depresso.

Aprile: Mentre guardo svogliatamente lo scaffale dell’usato del mio rivenditore di fiducia, scorgo un Modern Warfare 3 a 29,90 Euro. “E’ il suo prezzo.” penso subito e senza tante seghe mentali acquisto il titolo. Arrivato a casa con tutti i preconcetti del mondo inizio a giocare alla campagna e, proseguendo nella storia, mi rendo conto che sto bestemmiando davanti allo schermo come un minorato mentale, e le frasi “Cristo che figo” e “Minchia” iniziano a formare una pila decisamente alta. Entro completamente nella modalità autismo e inizio ad andare online. E’ finita: ho resistito stoicamente ma anche quest’anno Activision ha avuto le mie terga su un piatto d’argento. Non ci sono cazzi: lo si può criticare che è un copia incolla del capitolo precedente, che la grafica sente il peso degli anni, che è un gioco di merda, ma CoD centra sempre il punto principale: quello di divertire. E davanti a questo, qualsiasi altra considerazione deve andare a farsi fottere. Come valore aggiunto, quello di essere obbligati in alcune modalità alla chat di gioco. Scatenando sempre faide e insulti terrificanti tra italiani e non. Però col cazzo che do l’indirizzo.

Ora però devo andare, mi mancano 10 kill per sbloccare l’ottica ibrida….

Ci si aggiorna.

p.s: in ogni caso Cod anche quest’anno ha sderenato senza vasella i concorrenti, a livello di vendite.

p.p.s: vista la lunghezza del post, ci si sente verso maggio.

Supporto Kinect Skyrim: come ti accalappio il casualone

skyrimLa notizia sarà già nota ai più, ma come non parlarne anche qui? Ebbene si, Skyrim beneficerà del supporto del Kinotto e darà tra le ancora non meglio specificate possibilità quella di poter urlare in salsa draconica tutto il vostro astio contro il Leech di turno, o contro la vostra fedifraga moglie colta in fragrante col maestro arciere di Whiterun. Mai tornare a casa prima del tempo, e aumentate la dannata forza se volete un boosting di burden tale che in tasca vi starà tanta più paccottiglia raschiata via dai più luridi dungeon nell’Eastmarch quanta più sarà la vostra voglia di esplorazione! Si perchè fare spola troppo spesso a casa per riporre i preziosi bottini (che tanto non userete mai) rischiate di trovarvi soprese poco gradite; come si dice, occhio non vede… Oh si, e adesso che potrete dare ordini ai vostri galoppini direttamente imprecando verso la testa piatta del kinotto, o Fus-Doh-Rare a destra e a manca come un pazzo beh, direi che nemmeno il casualone più pervertito può farsi sfuggire l’occasione di giocare a uno dei migliori titoli usciti negli ultimi 12 mesi.

Occhio che a breve Bathesda rivelerà i primi contenuti dei prossimi DLC, già annunciati in pompa magna come se dovessero essere delle figate pazzesche!

Asura’s Wrath: innovazione illusoria o solo un grande spettacolo?

Ammettiamolo, quelli di Cyberconnect la devono aver pensata bene dopo essersi accorti che il loro gioco alla fine dura poco più che 6/7 ore cacate, che invero si riducono drasticamente a 3 se avrete la pazienza di rigiocarlo più di una volta stuprando come cani il tasto back per skippare i lunghissimi intermezzi filmati. La bella pensata è proprio legata al fatto che laddove c’è un’evidente lacuna di “sostanza” videoludica si è tentato di puntare tutto sul fattore novità e sulle caratteristiche di narrazione.

L’anima interiore del gioco relega alla narrazione infatti tutta la propria struttura; rende per assurdo l’action di Capcom molto più simile a Heavy Rain che a Bayonetta, per spararla grossa, nel tentativo di far partecipare alla storia il giocatore / telespettatore in maniera efficace. Il risultato, se ci si ferma alla prima run, è molto buono; la storia, seppur imbevuta di abnormali clichè tutto anime e giappone, si lascia guardare anche se si fatica a trovare sequenze memorabili o personaggi dal grande aplomb o, peggio ancora, di dialoghi indimenticabili (finito il gioco avrete la sensazione di aver sentito solo gente che urla). L’interazione coi segmenti animati è tutta basata, ovviamente, sugli amati QTE, che grazie a dio non sono particolarmente ostici se non in qualche sporadico caso. Il fatto che l’elemento casuale sia legato solo a pochissimi eventi, contrattacchi per lo più, fa si che se vi segnate le sequenze giuste di ogni capitolo sarete in grado di ripeterle senza troppe ansie le volte successive.

Volte successive. Ecco la solita genialata, ovviamente riservata ai malati completisti come il sottoscritto: per millarlo è necessario sfoderare la migliore delle pazienze che vi rimangono poichè come minimo, e se siete superpotenti, lo dovrete rigiocare 3 volte. Due delle quali ottenendo il fatidico “grado S” in ogni capitolo. Il fattore di valutazione, essendo un gioco Capcom, non poteva certo mancare e devo dire che anche in questo caso non hanno particolarmente esagerato in quanto a severità. L’unico parametro che a volte è leggermente più difficile da sostenere è quello legato al tempo, e il tutto andrebbe calibrato in base alla difficoltà di gioco (in difficile le botte le sentirete molto di più) e in base alla “barra” utilizzata, una serie di indicatori che sbloccherete man mano che proseguirete a milgiorare le vostre performances e che vi daranno speciali bonus in quanto a salute, energia o mosse speciali. Nulla di dannatamente complicato, il sistema action di gioco sarà legato a pochissime combo e a un sistema molto semplificato di mosse speciali e attacchi a distanza. Anche durante queste fasi sarà importante avere colpo d’occhio e intercettare QTE per effettuare contrattacchi o schivate devastanti. Personalmente mi sto trovando benissimo con una sequenza-tipo 90 volte su 100 efficace, soprattutto sui boss: attendete qualche istante in modo tale da vedere la mossa del nemico e appena vedrete iniziarla andate di schivata con    e immediatamente caricate il colpo tenendo premuto   seguito da una semplice combo (sempre 3 volte). Nella maggioranza dei casi il nemico sarà a terra e potrete sferrare il vostro colpo super-ninja-powered con .

Tutto qui, davvero. Con qualche isolata variante, come ad esempio se notate di finire sempre troppo distante dal nemico c’è l’utile combo salto tenuto premuto, o per eliminare in fretta i fastidiosissimi nemici volanti andate di selezione bersaglio con e poi salto e mentre siete in aria .

In definitiva, AW non è un brutto gioco. Tentare i gradi S nei vari capitoli e nelle varie difficoltà devo ammettere che è sufficientemente divertente. Il rischio è che si arrivi per conseguire gli obiettivi più difficili a una sorta di assuefazione – overdose, poichè il sistema di gioco nonostante sia fluido e semplice tende a stufare col tempo. In questo caso i premiati saranno coloro che riusciranno ad ottenere valutazioni alte fin da subito, non obbligando replay forzati delle stesse sezioni.

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