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La nuova Xbox 720: speculazioni sul chip grafico e qualche pensiero

Come i più curiosi di voi sapranno, le voci che danno Xbox 720 prossima all’uscita si stanno diffondendo a macchia d’olio, soprattutto sul web, e una delle più accreditate e insistenti (anche se non confermate ufficialmente) è quella che riguarda la GPU, che parrebbe essere una derivazione di una AMD Radeon 6670. Si parla di 1080p HD, compatibilità DirectX11 e immagini 3D. Impossibile confermare la voce, ma ho provato a immaginare cosa potrebbe significare per la futura Xbox 720.

Esiste un rapporto costo-efficacia secondo me conveniente a Microsoft rapppresentato dall’adozione del chip AMD Radeon 6700: ridurre i costi di produzione, rendendo così Xbox 720 una macchina più economica. Qualora una console montasse componenti tecnologicamente sofisticati al suo interno, il prezzo al dettaglio sarebbe altissimo. Ciò significherebbe inoltre che il produttore per stare a galla sul mercato dovrebbe decidere di vendere in perdita per i primi anni. Se la voce sulla GPU di Xbox 720 fosse vera, Microsoft potrebbe voler tagliare una fetta significativa di questa perdita. Ultimamente inoltre il colosso di Redmond ha mostrato una tendenza preoccupante: la spinta del Kinect è nota e le uscite di una serie di giochi obrobriamente casual è la realtà. Dunque MS sempre più interessata al mercato superattivo del casual gaming? Se così fosse anche l’adozione di una tecnologia a basso costo potrebbe confermare l’intento, in questo senso: si vende la console ad un prezzo assolutamente accettabile anche al non appassionato (un po’ come ha fatto Nintendo con il Wii)!

La dura verità da accettare, soprattutto per i videogamer di vecchio stampo, hardcore gamers e giocatori seri è che questo sarà più o meno lo scenario del mercato del futuro, inesorabilmente casual ma allo stesso tempo massiccio e incredibilmente redditizio, sia per produttori di hardware sia per moltissimi sviluppatori. Il momento economico è bruttissimo, e sia gli sviluppatori di giochi che i produttori di console, essendo alla fine aziende che hanno bisogno di soldi per sopravvivere, verranno prima o poi a patti tra la qualità e il profitto, con quasi certamente quest’ultima a spuntarla su tutto. Ha senso in quest’ottica il fatto che Microsoft potrebbe utilizzare un chip di poco solo più tecnologicamente avanzato, in modo da massificare quello che è la richiesta dei più, ampliare le vendite e stare bassi nei costi.

radeon 6670Torniamo ad analizzare la GPU. Sebbene produttore effettivo e tipo di GPU non siano stati confermati ufficialmente, le fonti continuano a dare per certo che il chip sarà del tipo AMD Radeon 6700. Dunque cosa significherà in realtà in termini di prestazioni? Questo particolare chip grafico è solamente sei volte più potente di quello montato sulla 360, e nel grande schema dei “cicli vitali” delle console, è un avanzamento tecnologico piuttosto insignificante. Ad esempio, il chip grafico della Xbox originale era in grado di elaborare 30 milioni di poligoni al secondo, mentre lo Xenos della Xbox 360 (sempre di AMD) è in grado di elaborarne 500 milioni; ciò rende Xenos circa 17 volte più potente.

Queste fonti anonime da cui provengono i rumors suggeriscono inoltre che il nuovo chip AMD sulla Xbox 720 sarà leggermente avanti rispetto alla Radeon che farà parte dell’equipaggiamento del Nintendo Wii U. Sarà un grande salto prestazionale tra Wii e Wii U, ma ci sarà poco di che entusiasmarsi in termini di mere cifre grezze tra Xbox 360 e Xbox 720. Si può immaginare che Microsoft potrebbe modificare la GPU di AMD su Xbox 720 per consentire maggiori prestazioni, come spesso avviene quando i produttori iniziano a sviluppare nuove console, ma resta il fatto che questa GPU, a livello nominale, è già datata, e diventerà presto obsoleta. Domandarsi perché Microsoft farà queste scelte è tragicamente ovvio. Ancora una volta, l’obiettivo della società sarà quello di tentare di risparmiare un sacco di soldi massimizzando gli introiti e poter dare comunque ai videogiocatori consumatori una nuova console.

Saranno dunque gli sviluppatori ancora una volta a sorprenderci? Guardare la differenza grafica tra Oblivion e Skyrim è la comprova che l’abilità nel game programming fa ancora la differenza, e spremere fino in fondo le capacità di una GPU è ancora mestiere possibile e dà risultati assolutamente sorprendenti (a me è bastato vedere Rage in tutto il suo splendore e non capacitarmi che fosse una 360 a farlo girare…). Ma questo è un processo che richiede molto tempo, molta esperienza e conoscenza tecnologica. Se la voce circa la Radeon AMD 6700 fosse vera, anche se il salto di potenza della GPU tra Xbox 360 e Xbox 720 è minimo, questo iter potrebbe alla fine far trovare il modo ai game developers di spremere sempre di più dalla tecnologia a loro disposizione. Da una parte. Dall’altra, il rovescio della medaglia: potrebbe rappresentare in ultima analisi una limitazione per gli sviluppatori, proprio nello stesso modo in cui alcuni giochi della Wii hanno sofferto di una chiara mancanza di “peso” tecnico. E ovviamente scontenti i possessori di Xbox che non vedrebbero un cambio tecnologico sensibile.

Ora che abbiamo speculato su cosa potrebbe succedere sul fronte tecnologico / commerciale, afrontiamo la domanda più importante: cosa potrebbe significare questo cambio di GPU per i giochi che vorremo giocare? Ovvero, quale sarà la sensazione percepita dal gamer col cambio di generazione? Se l’ipotesi del sei volte più potente fosse vera, per la prima volta Microsoft e Nintendo avrebbero due console molto simili in termini prestazionali (la scelta di Sony è un’incognita, ma si sa che la PS4 vedrà la luce tra più tempo) il che significherebbe un accentramento di titoli multipiattaforma e un decremento esponenziale dei titoli in esclusiva. La presunta GPU supporta il 3D, dunque è facile immaginare un incremento di proposte con questa tecnologia sviluppate da Microsoft (ci ritroveremo il solito Halo, pure in tre dimensioni… sbocco vero…) che facilmente traineranno ogni altro sviluppatore (il numero di FPS per la console MS è impressionante già oggi, figuriamoci cosa non diventerà una volta implementato il 3D).

Il supporto alle DirectX11 e all’HD a 1080p sono entrambi indicatori che il confine tra sviluppo PC e console si avvina di molto. Cominceremo a vedere più porting di giochi adattati da versioni PC come Battlefield 3 e Crysis, anche se la GPU in questione è inferiore rispetto ai componenti di alto profilo esistenti per PC. Per questo non ci sarà da aspettare che ogni gioco su Xbox 720 assomiglierà a un Battlefield 3 fatto girare in massima risoluzione su un PC di alto livello. Se la voce è fondata e l’adozione della GPU è stata fatta per soli scopi commerciali, il divario prestazionale tra PC e Xbox si amplierà notevolmente e forse in maniera più netta rispetto a quanto già non sia oggi. La domanda da farsi dunque è, la grafica mozzafiato da sola basta a fare di un gioco un buon gioco?

Fin troppo facilmente i giocatori richiedono sempre di più grafica ultra pompata come se fosse l’unica cosa che conta davvero. La disparità tra Battlefield 3 su PC e su console è stata la prova di questo, con molti boxari incarogniti su quanto fosse graficamente peggio la loro versione comparata con quella PC. Ciononostante Battlefield su Xbox è piuttosto incredibile da vedere, non ci si dovrebbe accontentare se spendendo 200 euro uno ha un risultato in fondo di poco inferiore rispetto a quanto potrebbe ottenere investendo più di un migliaio di euro per un PC cutting edge? Le versioni console di Battlefield 3 sembravano irrealizzabili, eppure… D’altronde, se il problema è il rapido avanzamento tencologico a cui è sottoposto il mercato high end per PC, non si può nemmeno pensare di limitare questo sviluppo solo per accorciare le distanze prestazionali con le console. Saranno sempre e comunqe due mondi diversi, e credo che in un certo senso si commetta un errore nel tentare di fare inutili benchmark prestazionali tra le due piattaforme. In termini di mera potenza tecnologica, le console rappresenteranno sempre il fanalino di coda; questa è semplicemente la natura del settore.

I videogiochi sono fantastici per un sacco di motivi, in cui non c’entra la sola immagine, la mera apparenza. Se la presunta GPU della prossima Xbox è di sole sei volte più potente di Xbox 360, interessante sarà vedere come verrà sfruttata dagli sviluppatori. Anche in questo caso ritiro fuori l’esempio Oblivion. Non sarei stato in grado di immaginare qualcosa di meglio su console nei giorni in cui anni fa uscì, ma poi è arrivato Skyrim (e altri, si intende) e ogni preconcetto è andato a farsi fottere. A volte vale la pena dare fiducia ai developers, perché è proprio lì che si concentra il vero talento e la più pura genialità dietro a tutto il baillamme dei videogiochi. Ho assistito in prima persona a veri e propri miracoli data la tecnologia a portata di mano, e credo che il discorso non cambierà con l’imminente nuova proposta di console. La vera differenza dunque arriverà da come Microsoft, Nintendo, Sony e gli altri competitor decideranno di impostare il mercato, la cui deriva casual non fa per niente sperare in nulla di buono, in barba a tutta la bravura che molti sviluppatori dimostrano e dimostreranno.

Il significato degli Obiettivi ovvero il moderno hardcore gaming

hardcore gamer

Forte dell’esperienza di ascoltatore vorace, e mediamente molto interessato alla musica da sedicente musico, con l’avanzare del tempo ho maturato l’idea che su tutto ciò che tanto abbiamo disprezzato, criticato e mal sopportato degli anni 80, qualcosina ce la porteremo sempre e comunque dentro. Ebbene si, mi sono ritrovato fan dei Duran Duran e non riesco a vergognarmene. E il discorso non cambia se si parla di videogiochi.

Di sicuro, i gamers che professavano in quel tempo erano tecnicamente meglio preparati e i giochi molto più intransigenti (come il Dr Lingua ha già ricordato tempo fa). Rispetto al mercato milionario odierno era davvero ben poca cosa, ma i casual non esistevano, gli stormi di giovani ragazzini al gamestop in preda a catarsi pokemoniane neppure, e nostra madre non si sarebbe mai abbassata a comprare un dannatissimo wii fit. C’era un connubio solido tra videogame e hardcore-gamer, ovvero non esisteva videogiocatore che non fosse anche un dannato hardcore-gamer.

Esiste un metro su cui misurare la bravura di un giocatore? L’Obiettivo, l’achievement, è senz’ombra di dubbio un metodo quasi scientifico da cui trarre conclusioni interessanti. Avendo una natura variabile a seconda del tipo di attività esso voglia premiare, non è più detto che oggi un gioco possa essere difficile a tutto tondo come un qualsiasi shooter a scrollimento di due decadi fa. Un gioco oggi può essere letto trasversalmente in diversi modi, può garantire soddisfazione ai nabbi quanto ai più bravi. Esiste dunque una difficoltà paragonabile ai giochi anni 80?

Cosa sono gli Achievements? Riassumendo una fonte wiki, “è quel sistema che misura il numero di obiettivi accumulati da un utilizzatore di un account Xbox Live. Questi punteggi (in italiano chiamati “Obiettivi”) sono ottenuti vincendo determinate sfide, tipo battere un livello specifico o vincere contro giocatori collegati online”. Quello che oggi è possibile, grazie alle tecnologie attuali di gran lunga superiori alle macchine vendute negli ottanta, è un identikit del videogamer molto più ricco di sfaccettature e sfumature, e dare senz’altro un giudizio molto più democratico, che può far apparire un gamer in gamba anche quando in realtà proprio non lo è (si veda l’astrusa difficoltà di molti titoli per Kinect che non hanno nulla a che vedere con la concezione classica di videogioco…). Ma non solo; sempre grazie all’abnorme quantità di strapotenza che attualmente è possibile infondere per la creazione di un videogame, oggi esistono concetti un tempo praticamente inesistenti: il collezionabile, il matchmaking, i meta-games, la personalizzazione, il completismo.

Ed è proprio questa l’ossessione, la mania. Vincere partecipando a un gioco, visto dal punto di vista dell’Obiettivo, non significa nulla; completarlo è la vera soddisfazione, sbloccarlo al 100%. Ma siamo al collezionismo estremo o è pura e semplice follia da giocatore?

Entrano in gioco due fattori: il livello di difficoltà e la statistica. Il livello di difficoltà ottenibile non è più solo quello selezionabile a inizio partita, ma anche quello relativo al conseguimento del 100% degli obiettivi. Esistono giochi dal livello di difficolta in game relativamente basso che presentano difficoltà piuttosto elevate per l’ottenimento del 100% degli achievements (ad esempio, molti jrpg alla Final Fantasy sono piuttosto facili da giocare, ma il numero e la difficoltà degli obiettivi a volte è a dir poco frustrante), altri più facili o più difficili in entrambi gli aspetti parallelamente (come Ninja Gaiden II, difficile da giocare e altrettanto difficile da completare al 100%).  La statistica è l’inevitabile aspetto del “chi ce l’ha più lungo” conseguente; ovvero, colui che detiene il maggior numero di giochi vinti al 100% merita il massimo rispetto, tutti gli altri che arrancano o che peggio ancora se ne fregano dovrebbero sparire dallo scenario dell’hardcore gaming.

La realtà probabilmente dietro a tutto questo è un dibattito che riguarda il mercato e le nuove tecniche di vendita. Il mercato del genere videoludico ha assunto negli ultimi anni livelli di sofisticazione impensabili un tempo, grazie a internet e alle vendite online, si vedano contenuti a pagamento, DLC, ma anche veri e propri servizi aggiuntivi per aumentare l’esperienza di gioco a livelli stratosferici, l’online, i pass di ogni tipo e via dicendo. Oggi è possibile grazie alla digital delivery distribuire giochi completi a pagamento senza approdare allo “scaffale”; l’utente compra direttamente usando la propria console standosene spaparanzato sul divano di turno. Il profitto ottenibile da tutte queste attività è massimizzato all’inverosimile e questo ha comportato non solo all’allargamento del business delle grandi multinazionali del settore, ma inevitabilmente a dirottare la mentalità del gamer verso panorami molto complessi che hanno influenzato in un qualche modo anche il modo in cui si gioca e aumentato a dismisura gli appassionati. Meglio detto, si tende a giocare qualsiasi cosa, e a buttar dentro le nostre console un numero disumano di titoli. Dunque oggi più che mai è possibile individuare senza troppa difficoltà il casual dal giocatore seriamente intenzionato a videogiocare? E’ un salto di qualità che avvicina alla perfezione lo stato dell’arte del videogaming. E se volete, come Icaro già qualche secolo fa: si, ha commesso qualche erroruccio di valutazione ma in fondo, chi non ne fa?

Japan hates us all: descrizione.

Sicuramente a tutti voi è capitato, almeno una volta nella vita, di giocare almeno ad un titolo proveniente dal Giappone. Mi riferisco ai vari Final Fantasy, Street Fighter, Ninja Gaiden e la lista potrebbe andare avanti all’infinito. Dobbiamo molto all’industria dei videogame nipponica, se non tutto: probabilmente, senza la loro ispirata visione del videogaming, staremmo ancora giocando con quelle due fottute asticelle su schermo verde.

Premetto anche che io non amo particolarmente i titoli “Made in Japan”. Sono pigro. Lo ammetto.

Il luogo comune più diffuso è: gioco giapponese = gioco difficile e, dalla mia esperienza, ormai quasi ventennale, è un luogo comune fottutamente azzeccato. Ogni titolo orientale è un casino mostruoso, un concentrato di bestemmie fotoniche e joypad incastonati nel muro. La carogna che sale giocando ad alcuni titoli è troppo anche per il giocatore più smaliziato e le cose, per il completista malato di mente, sono addirittura da ricovero per convulsioni e/o attacchi di isterismo. Millare, per dire Ninja Gaiden, è un privilegio di pochissimi, selezionati eletti. Personalmente non ne conosco nessuno. Giocare online (e ottenere i relativi obiettivi) a Street Fighter 4, specialmente se si ha la sfiga di beccare un avversario giapponese, è semplicemente impensabile: neanche il tempo di premere un tasto e il nostro ano sarà divelto senza gentilezza. Millare Devil May Cry 4 è impresa più divina che eroica. Cercare di mantenere un contegno di fronte all’assurda difficoltà di Dark Solus è a livelli di disagio mentale preoccupante.

Tutto vero, tutto collaudato.

Ma la vera domanda è: sono i giapponesi ad essere fuori di testa o siamo noi, con il tempo e con l’età a diventare dei super nabbi?

I giocatori di vecchia data avranno sicuramente in mente i vecchi giochi anni 80 – 90. Quelli si che erano davvero giochi con cui impazzire. La difficoltà media in quel periodo era davvero mostruosa. Se avete qualche dubbio, scaricatevi dal Live la “Game Room”, una mirabolante raccolta di giochi arcade d’epoca. Vi sfido a giocare per due ore di fila senza avere la schiuma alla bocca.

Provando questi giochi ci si rende immediatamente conto di quanto la difficoltà media di un titolo si sia abbassata con gli anni. A ben vedere, i game nipponici sono gli unici che hanno mantenuto un livello di sfida costante durante gli anni, rimanendo fedeli al concetto che per finire un gioco, bisogna guadagnarselo. Ancora peggio, se vuoi millare un titolo Made in Japan devi essere pronto a sputare sangue per svariate centinaia di ore.

IO NO. Si fottano i 1000 G se ogni volta che mi accosto ad uno di questi titoli, devo far partire scatole di Xanax come fossero Zigulì. Preferisco stare nel mio comodo orticello occidentale, costellato di giochi medi per l’uomo medio, senza necessariamente andare a scadere nei vari titoli per bimbiminchia, tristemente giocati da ultra trentenni per ringalluzzire il gamerscore.

In definitiva: Giappone, ti stimo e apprezzo in egual misura ma non fai per me.

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