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Max Payne 3 – il profumo della vita amara

La vita può cambiare dopotutto.

Nasce un sentimento di liberazione e di consapevolezza del dolore, di un massimo dolore, Max Payne, durante lo svolgersi del gioco e della narrazione; ed è qualcosa a cui si accede fin da subito, fin dal ritornare su un personaggio che nessuno poteva aver dimenticato, dal vederlo in preda al dolore, come sempre, alla disperazione, anche nell’illusiva vita lontano da sbirri, New York, e i tormenti del ricordo di una famiglia sterminata a cui non può e non deve dar pace.

max payne 3 scena finaleMa questa volta c’è Passos, l’uomo del cambiamento apparente ma che garantisce a Max un po’ di pulizia, una vita comunque che valga la pena vivere. L’apparenza, si diceva, poichè ciononostante nulla è diverso da prima. Sembra che ovunque vada la morte lo domini, lo accerchi, lo affondi. E’ di nuovo un carnevale del dolore, ogni cosa fa male anche solo a guardarla, dalla solitudine alcoolica, dalla foto della moglie e della bambina, dagli effetti allucinogeni degli antidolorifici, dal sangue e dalle pallottole.
E’ in fondo il ritratto di un vecchio uomo, quella che Rockstar fa a mio avviso magistralmente, non lontano dal Marston di Red Dead Redemption, ruvido, duro come una roccia arroventata tra le gole dei canyon. Eppure, nonostante egli stesso più volte non si dia pace per quanta merda gli finisca sempre addosso, ha ancora la forza di un toro, la rabbia di un giovane ribelle, aggrappato alla giustizia come Romolo alla mammella della Lupa, stravaccato su quella sommaria se necessario.

Tutto sembra fallire sotto le mani di Max; anzi, tutto fallisce davvero fino all’ultimo minuto dove la storia trova un’epilogo, dove Max trova, almeno in apparenza, il tempo e la voglia di godersi un raggio di sole, in una delle sequenze finali più intense e memorabili nel panorama videoludico dell’ultimo decennio.
Ecco il senso, perchè la vita può cambiare, dopotutto.

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Mass Effect 3 e il bug italico: stringimi, ho freddo.

Non curante della Madonna di post con chiaro sdegno da parte nostra per i limitato uso di beta tester sul suolo europeo, è con infinita disperazione che vi informo, per i super nabbi che ancora non lo sapessero, che il tanto blasonato Mass Effect 3 presenta un ricco e succulento bug per la versione italiana. Chiaro.

Dopo essere finiti in fondo a qualunque classifica di credibilità mondiale, dopo essere considerati dalle grande aziende allo stremo del Sud Africa (basti pensare alla rinnovata considerazione mostrata da Apple, facendo uscire il nuovo iPad sul nostro suolo in concomitanza con il Vietnam), dopo essere considerati, a ragione, uno dei popoli che più scarica giochi al mondo, dopo aver causato bestemmie al fulmicotone per il famoso bug di Skyrim, che chiaramente impediva di millare il gioco, eccoci ad un altro gioioso “trattamento di favore”. Sì perchè il bug di cui si parla relativo ad una particolare missione secondaria del gioco, è localizzato ESCLUSIVAMENTE nella versione italiana del gioco. Fine della fiera. Il gioco, ad oggi non è millabile, almeno nel nostro paese, a causa di un errore che fa bloccare la console ad un certo punto della storia.

Come di consueto il forum BioWare è stato preso di mira manco fosse il blog di Charles Manson: con palesi incazzature da parte dei videogiocatori e un altrettanto incredibile attenzione da parte della software house che si è degnata di rispondere al post ben 3 volte ( chi ha frequentato il forum Bathesda, sa di cosa parlo). L’impressione dalle prime risposte e che i nostri amici di BioWare abbiano le mutande piene, dando l’impressione di non sapere che pesci pigliare. Da notare inoltre che il bug, a quanto sembra, è un’esclusiva di inizio anno relativo esclusivamente alla 360. La fottuta console Sony infatti è immune da questo giocoso bug birichino, ne presenta altri per carità, ma niente che sia lontanamente paragonabile a questo. Personalmente la mia copia di Mass Effect 3 è lì su una sedia, ad aspettare che trovino una soluzione al problema, sperando che abbiano il buon gusto di non far uscire altri DLC nell’attesa di una patch.

Ah, che coglione!

Dimenticavo che stiamo parlando di un gioco EA.

I titoli HOT 2012 per Xbox 360 – prima parte

Il 2011 è sicuramente stato un anno ricco da ricordare per il numero di titoli degni di nota che sono usciti, come gli attesissimi Skyrim, GOW3 (Gears Of War), Dead Space 2, Mortal Kombat, Dragon Age 2, Crysis 2, Dark Souls (coop a parte), L.A. Noire, (il sottovalutato) Rage, Batman Arkam City, l’ormai “game-panettone” Assassin’s Creed (brand che ormai a ritmo di uno all’anno può essere considerato una specie di tassa che ci accompagnerà fino alla morte) nella versione Revelation, il recupero del brand di Deus EX e sicuramente altri che mi sfuggono in questo momento. Un anno pieno, come non credo ce ne siano stati altri.

E questo 2012? Beh partirei dalla considerazione che se nell’anno precedente le esclusive per la piattaforma xbox erano decisamente inferiori rispetto alla sua diretta concorrente targata Sony, nell’anno corrente saranno praticamente nulle (escludendo ovviamente i titoli kinekt e alcuni arcade), parliamo perciò di uscite per 360 ma che in realtà sono praticamente tutti titoli multi-piattaforma. I prossimi mesi si prospettano grandiosi, con l’uscita di titoli magari meno blasonati dello scorso anno ma comunque molto interessanti e che a parer mio ci riserveranno non poche sorprese e soddisfazioni!Intanto molti di noi avranno ancora moti titoli “hot” da giocare usciti nel 2011, visto che sia per studio o per lavoro il tempo per potersi dedicare a fare l’Hardcore Gamer è comunque per tutti noi limitato… ognuno ha le sue preferenze, ma vediamo quali sono i titoli che vale la pena attendere nei prossimi mesi e quali sono secondo me i motivi per farlo :

Asura’s Wrath– gioco già uscito il 28 febbraio che ha la grande possibilità di dare un sferzata di freschezza alla staticità dei giochi giapponesi, che personalmente amo ma che non nego abbiano bisogno di slegarsi un pò dal loro sontuoso passato e di operare dei cambiamenti in modo da ottenere una bella “rinverdita”!

Max Payne 3 – un brand abbandonato da anni al quale Rockstar ha la possibilità di dare nuova vita. La software-house in questione è normalmente sinonimo di grande qualità, mi aspetto perciò un “GIOCONE” con l’impronta ed il carattere dei precedenti capitoli ma con la grafica e la giocabilità necessaria adesso, per renderlo un rinnovato capolavoro. Qualche perplessità ce l’ho sull’ambientazione nelle favelas brasiliane (c’erano ambientazioni più “comuni” di maggior impatto) e sul multiplayer che non mi aspettavo potesse essere inserito in questo gioco, spero non sia messo lì solo per una questione di moda, vedremo! Uscita 18/5/2012.

Mass Effect 3 – Finalmente la trilogia arriva al suo capitolo finale, sempre più lontana dal suo inizio rpg e sempre più vicina all’action-game ma comunque con un supporto da parte della trama difficilmente paragonabile ad altri brand! Anche qui l’inserimento di una modalità multiplayer che mi auguro sia in coop così da non andare a snaturare uno dei giochi che ha bisogno di meno innovazioni possibili per rimanere un capolavoro. L’aggiunto utilizzo del kinect spero non sia una mera forzatura. Uscita 9/3/2012.

GTA5 – Grand Theft Auto V – gioco capolavoro e “ariete” della Rockstar per il quale il mio primo dubbio è che, a forza di rinvii, possa uscire nel 2012. GTA è sicuramente fantastico dal suo primo episodio, la speranza dei fan è che il titolo possa riavere la libertà di “San Andreas” e che magari la parte online sia più simile a Red Dead Redemption, rispetto ai suoi capitoli precedenti, ovvero più collaborazione e meno competizione, rendendo così anche questo comparto del gioco più godibile e meno frustrante per i completisti. Uscita (ad ora) fine 2012.

Ninja Gaiden 3 – non che lo attendessi con impazienza vista la sua nota difficoltà, la mia speranza è che potesse essere leggermente più abbordabile rispetto ai suoi predecessori, ma direi che il brand ha tutta l’intenzione di continuare con i suoi standard senza curarsi delle nostre possibili tendiniti per cercare di millarlo (“Devil trigger/kensh1ro lee” a parte :-)) Va comunque annoverato nelle attese visto che è ormai impossibile parlare di videogames e ninja senza doverlo citare. Uscita 23/3/2012.

Dragon’s Dogma – all’apparenza veramente interessante, soprattutto se, come sembra, l’open-world di questo gioco, di ambientazione cavalleresco-mitologica, sarà supportato dalla possibilità di una coop a 4 persone. La cosa non dovrebbe sollevare eccessive preoccupazioni ma dopo aver visto la gestione di una semplicissima coop che è stata fatta in “Dark Souls” (ideata direttamente dall'”Ufficio complicazioni Affari Semplici) è ovvio che la tranquillità non è più così scontata.. a rovinare tutto i giapponesi ci mettono veramente un attimo. Uscita 25/5/2012.

Assassin’s Creed 3 – ho amato questo brand , ma inizio ad esserne saturo visto il ritmo con coi sfornano un nuovi capitoli, ma non vanno in mai in ferie? L’attesa dovuta a questo titolo è dovuta soprattutto al cambiare del periodo storico nel quale si svolgerà: La Rivoluzione Americana, chissà che questo non porti una ventata di novità, magari provando anche a migliorare il combattimento in modo che non continuino ad attaccarti solo uno alla volta rendendo il tutto un pò ridicolo, Batman ci ha dimostrato che è possibile! Uscita 30/10/2012

Silent Hill Downpour – questo direi che la si può considerare un “ultima spiaggia” visto che gli ultimi capitoli del brand in questione sono stati accolti con non poca freddezza dai novizi e denigrati dagli estimatori dei primi capitoli. L’augurio che mi faccio è di vedere la saga, grazie a questo nuovo capitolo, risorgere come una Fenice dalle ceneri prodotte dai precedenti. Uscita 30/3/2012?.

Darksiders 2 – ho adorato il primo capitolo, nonostante non gli si possa lasciar passare liscio l’eccessivo scopiazzamento da titoli quali Fable e Zelda. Il gioco aveva carattere era longevo e mai frustrante, se riusciranno anche solo a mantenere i pregi del primo ed a metterci qualche idea originale in più sarà sicuramente un titolo da tenere in considerazione. Uscita 29/6/2012.
Ok per ora ne ho già trattati un buon numero, ma le attese per questo 2012 non sono finite, vi rimando alla seconda parte di questo post che preparerò nei prossimi giorni, nell’attesa sbizzarritevi più che potete con i commenti, non fatemi solo l’elenco dei titoli che non ho elencato, visto che questa è solo la prima parte e visto che comunque non tratterò tutti i titoli ma solamente quelli che a parer mio vale la pena attendere, bella!

Castlevania Lords of Shadows: il sensation whitening formato videogame

castlevania lords of shadowsAvere cura dei propri denti è molto importante. Per questo da oggi si può dire basta con giallume diffuso e tartaro dilagante. Prova Castlevania Sensation Whitening, il rimedio giusto per la salute della tua bocca. L’effetto detartrasi. Ci si sente bene dopo il trattamento, ma è il durante la parte più fastidiosa. Il gioco di Mercurysteam è un po’ come quei sistemi sbiancanti o quei dentifrici più o meno efficaci che promettono il bianco più bianco ma non si capisce mai se fidarsi o meno. Gioco d’azione e brand blasonato e robusto, da anni regala titoli che in un modo o nell’altro diventano classici, o per lo meno si fanno giocare da grandi e piccini con notevole gusto. Ma Lords of Shadows è diverso, sebbene erediti un po’ tutte quelle caratteristiche che hanno reso i giochi bidimensionali originali così celebri. E’ l’Akhenaton della saga, il faraone eretico che decide di cambiare tutto. Laddove i canoni tradizionali di gameplay del brand sono rimasti dal 1986 immutati, in questo episodio l’intento di Konami è stato quello di eseguire un deciso reboot, nel tentativo di dare alla saga un nuovo volto affacciato in piena era next-gen. E a parte un robusto 3D e grafica decisamente brillante, l’episodio della saga è a conti fatti un fottuto action che ogni appassionato di genere dovrebbe giocare. Tentativo riuscito dunque, merito forse anche della supervisione alla produzione del sig. “Metal Gear” Hideo Kojima? In parte, proprio a causa dell’effetto detartrasi di cui sopra.

A conti fatti, la godibilità del gioco è minata di tanto in tanto da qualche difetto nel movimento di telecamera, che ricordo non essere controllabile, ma fissato dal computer, un po’ alla God of War o alla Dante’s Inferno, da qualche Trial decisamente e immotivatamente frustrante, e dalla qualità davvero infima dei due DLC disponibili. Dunque, nulla che possa preoccupare il videogiocatore più o meno avvezzo agli action, ma che costerà qualche bella oretta di sano schiumo e un po’ di tempo a rigiocare porzioni su porzioni di capitoli. Il sistema di combo è vario e aumenta in quantità e potenza proporzionalmente con il progredire dei potenziamenti; le mosse superpower non mancheranno e godranno di una duplice origine, luce e ombra, che se dosate in maniera oculata vi renderanno invincibili e letali anche contro i nemici più tosti. Particolarmente utili durante le run in Paladino e Cavaliere, i due livelli di difficoltà maggiori, in quanto se padroneggiate con dovizia vi garantiranno salute rigenerabile e potenza marziale a menadito. Numerose saranno le parti platform, alcune piuttosto seccanti quando andranno rigiocate per i trial, soprattutto perchè vertereanno principalmente sul risolvere puzzles e saltare come un minchia nel giro di pochissimo tempo, il che vi regalerà felicissimi momenti di bestemmie varie e imprecazioni argute verso le madri degli sviluppatori (spagnoli, per altro, incredibilmente… pensavo fosse roba tutta giappo e nerdismo acuto, e invece…). Numero piuttosto alto di collezionabili, particolarmente importanti poichè grazie a questi è possibile potenziarsi al massimo, cosa decisamente necessaria se deciderete di millare il gioco e affrontare il livello Paladino e l’ultimo boss dei DLC (quello del capitolo XIV, di Resurrection) in tutta sicurezza. Lo sbattò per trovarli tutti ha, contrariamente al 90% dei collectibles di un sacco di titoli,  quanto meno una giustificazione.

Nonostante dunque innumerevoli qualità di gameplay e una splendida caratterizzazione dei personaggi, doppiati per altro da attori di altissimo livello come Patrick Stewart e Robert Carlyle, unitamente a una grafica di tutto rispetto, il gioco come dicevo vi insinuerà il seme del dubbio e del sospetto, poichè capirete solo dopo averlo giocato se è qualcosa fasato per i vostri gusti o no, e fino alla fine sarete combattuti su molti aspetti e indecisi se giudicarli con furore o graziarli per pietà… Una cosa è certa, Castlevania Lords of Shadows non vi lascerà indifferenti, e giocandolo vi verrà sempre più voglia di parlarne.

La nuova Xbox 720: speculazioni sul chip grafico e qualche pensiero

Come i più curiosi di voi sapranno, le voci che danno Xbox 720 prossima all’uscita si stanno diffondendo a macchia d’olio, soprattutto sul web, e una delle più accreditate e insistenti (anche se non confermate ufficialmente) è quella che riguarda la GPU, che parrebbe essere una derivazione di una AMD Radeon 6670. Si parla di 1080p HD, compatibilità DirectX11 e immagini 3D. Impossibile confermare la voce, ma ho provato a immaginare cosa potrebbe significare per la futura Xbox 720.

Esiste un rapporto costo-efficacia secondo me conveniente a Microsoft rapppresentato dall’adozione del chip AMD Radeon 6700: ridurre i costi di produzione, rendendo così Xbox 720 una macchina più economica. Qualora una console montasse componenti tecnologicamente sofisticati al suo interno, il prezzo al dettaglio sarebbe altissimo. Ciò significherebbe inoltre che il produttore per stare a galla sul mercato dovrebbe decidere di vendere in perdita per i primi anni. Se la voce sulla GPU di Xbox 720 fosse vera, Microsoft potrebbe voler tagliare una fetta significativa di questa perdita. Ultimamente inoltre il colosso di Redmond ha mostrato una tendenza preoccupante: la spinta del Kinect è nota e le uscite di una serie di giochi obrobriamente casual è la realtà. Dunque MS sempre più interessata al mercato superattivo del casual gaming? Se così fosse anche l’adozione di una tecnologia a basso costo potrebbe confermare l’intento, in questo senso: si vende la console ad un prezzo assolutamente accettabile anche al non appassionato (un po’ come ha fatto Nintendo con il Wii)!

La dura verità da accettare, soprattutto per i videogamer di vecchio stampo, hardcore gamers e giocatori seri è che questo sarà più o meno lo scenario del mercato del futuro, inesorabilmente casual ma allo stesso tempo massiccio e incredibilmente redditizio, sia per produttori di hardware sia per moltissimi sviluppatori. Il momento economico è bruttissimo, e sia gli sviluppatori di giochi che i produttori di console, essendo alla fine aziende che hanno bisogno di soldi per sopravvivere, verranno prima o poi a patti tra la qualità e il profitto, con quasi certamente quest’ultima a spuntarla su tutto. Ha senso in quest’ottica il fatto che Microsoft potrebbe utilizzare un chip di poco solo più tecnologicamente avanzato, in modo da massificare quello che è la richiesta dei più, ampliare le vendite e stare bassi nei costi.

radeon 6670Torniamo ad analizzare la GPU. Sebbene produttore effettivo e tipo di GPU non siano stati confermati ufficialmente, le fonti continuano a dare per certo che il chip sarà del tipo AMD Radeon 6700. Dunque cosa significherà in realtà in termini di prestazioni? Questo particolare chip grafico è solamente sei volte più potente di quello montato sulla 360, e nel grande schema dei “cicli vitali” delle console, è un avanzamento tecnologico piuttosto insignificante. Ad esempio, il chip grafico della Xbox originale era in grado di elaborare 30 milioni di poligoni al secondo, mentre lo Xenos della Xbox 360 (sempre di AMD) è in grado di elaborarne 500 milioni; ciò rende Xenos circa 17 volte più potente.

Queste fonti anonime da cui provengono i rumors suggeriscono inoltre che il nuovo chip AMD sulla Xbox 720 sarà leggermente avanti rispetto alla Radeon che farà parte dell’equipaggiamento del Nintendo Wii U. Sarà un grande salto prestazionale tra Wii e Wii U, ma ci sarà poco di che entusiasmarsi in termini di mere cifre grezze tra Xbox 360 e Xbox 720. Si può immaginare che Microsoft potrebbe modificare la GPU di AMD su Xbox 720 per consentire maggiori prestazioni, come spesso avviene quando i produttori iniziano a sviluppare nuove console, ma resta il fatto che questa GPU, a livello nominale, è già datata, e diventerà presto obsoleta. Domandarsi perché Microsoft farà queste scelte è tragicamente ovvio. Ancora una volta, l’obiettivo della società sarà quello di tentare di risparmiare un sacco di soldi massimizzando gli introiti e poter dare comunque ai videogiocatori consumatori una nuova console.

Saranno dunque gli sviluppatori ancora una volta a sorprenderci? Guardare la differenza grafica tra Oblivion e Skyrim è la comprova che l’abilità nel game programming fa ancora la differenza, e spremere fino in fondo le capacità di una GPU è ancora mestiere possibile e dà risultati assolutamente sorprendenti (a me è bastato vedere Rage in tutto il suo splendore e non capacitarmi che fosse una 360 a farlo girare…). Ma questo è un processo che richiede molto tempo, molta esperienza e conoscenza tecnologica. Se la voce circa la Radeon AMD 6700 fosse vera, anche se il salto di potenza della GPU tra Xbox 360 e Xbox 720 è minimo, questo iter potrebbe alla fine far trovare il modo ai game developers di spremere sempre di più dalla tecnologia a loro disposizione. Da una parte. Dall’altra, il rovescio della medaglia: potrebbe rappresentare in ultima analisi una limitazione per gli sviluppatori, proprio nello stesso modo in cui alcuni giochi della Wii hanno sofferto di una chiara mancanza di “peso” tecnico. E ovviamente scontenti i possessori di Xbox che non vedrebbero un cambio tecnologico sensibile.

Ora che abbiamo speculato su cosa potrebbe succedere sul fronte tecnologico / commerciale, afrontiamo la domanda più importante: cosa potrebbe significare questo cambio di GPU per i giochi che vorremo giocare? Ovvero, quale sarà la sensazione percepita dal gamer col cambio di generazione? Se l’ipotesi del sei volte più potente fosse vera, per la prima volta Microsoft e Nintendo avrebbero due console molto simili in termini prestazionali (la scelta di Sony è un’incognita, ma si sa che la PS4 vedrà la luce tra più tempo) il che significherebbe un accentramento di titoli multipiattaforma e un decremento esponenziale dei titoli in esclusiva. La presunta GPU supporta il 3D, dunque è facile immaginare un incremento di proposte con questa tecnologia sviluppate da Microsoft (ci ritroveremo il solito Halo, pure in tre dimensioni… sbocco vero…) che facilmente traineranno ogni altro sviluppatore (il numero di FPS per la console MS è impressionante già oggi, figuriamoci cosa non diventerà una volta implementato il 3D).

Il supporto alle DirectX11 e all’HD a 1080p sono entrambi indicatori che il confine tra sviluppo PC e console si avvina di molto. Cominceremo a vedere più porting di giochi adattati da versioni PC come Battlefield 3 e Crysis, anche se la GPU in questione è inferiore rispetto ai componenti di alto profilo esistenti per PC. Per questo non ci sarà da aspettare che ogni gioco su Xbox 720 assomiglierà a un Battlefield 3 fatto girare in massima risoluzione su un PC di alto livello. Se la voce è fondata e l’adozione della GPU è stata fatta per soli scopi commerciali, il divario prestazionale tra PC e Xbox si amplierà notevolmente e forse in maniera più netta rispetto a quanto già non sia oggi. La domanda da farsi dunque è, la grafica mozzafiato da sola basta a fare di un gioco un buon gioco?

Fin troppo facilmente i giocatori richiedono sempre di più grafica ultra pompata come se fosse l’unica cosa che conta davvero. La disparità tra Battlefield 3 su PC e su console è stata la prova di questo, con molti boxari incarogniti su quanto fosse graficamente peggio la loro versione comparata con quella PC. Ciononostante Battlefield su Xbox è piuttosto incredibile da vedere, non ci si dovrebbe accontentare se spendendo 200 euro uno ha un risultato in fondo di poco inferiore rispetto a quanto potrebbe ottenere investendo più di un migliaio di euro per un PC cutting edge? Le versioni console di Battlefield 3 sembravano irrealizzabili, eppure… D’altronde, se il problema è il rapido avanzamento tencologico a cui è sottoposto il mercato high end per PC, non si può nemmeno pensare di limitare questo sviluppo solo per accorciare le distanze prestazionali con le console. Saranno sempre e comunqe due mondi diversi, e credo che in un certo senso si commetta un errore nel tentare di fare inutili benchmark prestazionali tra le due piattaforme. In termini di mera potenza tecnologica, le console rappresenteranno sempre il fanalino di coda; questa è semplicemente la natura del settore.

I videogiochi sono fantastici per un sacco di motivi, in cui non c’entra la sola immagine, la mera apparenza. Se la presunta GPU della prossima Xbox è di sole sei volte più potente di Xbox 360, interessante sarà vedere come verrà sfruttata dagli sviluppatori. Anche in questo caso ritiro fuori l’esempio Oblivion. Non sarei stato in grado di immaginare qualcosa di meglio su console nei giorni in cui anni fa uscì, ma poi è arrivato Skyrim (e altri, si intende) e ogni preconcetto è andato a farsi fottere. A volte vale la pena dare fiducia ai developers, perché è proprio lì che si concentra il vero talento e la più pura genialità dietro a tutto il baillamme dei videogiochi. Ho assistito in prima persona a veri e propri miracoli data la tecnologia a portata di mano, e credo che il discorso non cambierà con l’imminente nuova proposta di console. La vera differenza dunque arriverà da come Microsoft, Nintendo, Sony e gli altri competitor decideranno di impostare il mercato, la cui deriva casual non fa per niente sperare in nulla di buono, in barba a tutta la bravura che molti sviluppatori dimostrano e dimostreranno.

La console perfetta

console perfettaIl mio amico nabbo si è deciso, comprerà una console. Cerco di dargli un punto di vista acuto e tento di essere il meno fazioso possibile, anche se il tipo è recettivo come un sordo davanti allo stereo; credo abbia già deciso su quale sarà la console di sua scelta e ho il sospetto mi stia facendo perdere solo tempo.Comunque. Sostengo che l’iperprotettività di Nintendo la si percepisce addirittura nei menu, nell’attenzione al limite dell’esasperazione verso il giocatore, nel cullarlo, nel trattarlo come un bravo bimbetto. La casa giapponese ha Zelda e Super Mario Galaxy, che te lo dico a fare? Ma non si può giocare ad vitam solo a una manciata di titoli no?

La Playstation guarda il videogamer come un bieco consumatore: tenta di proporgli qualsiasi cosa, anche di poco valore, e il bello che spesso ci riesce, soprattutto per il sonaro di provenienza italica, dove Sony fa ancora buoni numeri sul mercato, laddove nel resto del mondo sembra stia piano piano andando verso il tracollo. Sarà che da popolo calciomane e schedinofilo, l’italiano medio una volta saputo che totti gioca con la play… Però ha un’esclusiva imprescindibile secondo me, ed è Yakuza

Xbox punta tutto sulla competitività, sull’esasperazione del primeggiare, in questo dimostrando tutta la sua natura americana da super yankee-marine che spacca culi a destra e a manca senza soluzione di continuità; ma detiene il primato senz’ombra di dubbio sui servizi online, ha diverse killer-app capaci da sole di smuovere interi mercati (si veda Halo e Gears of War) e ora con il Kinect tenta di accaparrarsi anche quella fetta casual finora nelle salde mani di Nintendo.

Ma soprattutto, gli achievements, gli Obiettivi miei cari. Non ci sono cazzi, Microsoft è riuscita ad estendere l’esperienza di gioco (e di sicuro anche una parte di business ancora inesplorata, si veda qualche post fa) a livelli nerd mai visti; creando quasi uno standard, un punto di riferimento imprescindibile. Si veda l’introduzione assolutamente tardiva dei trofei sulle console sony e la futura implementazione di un sistema del genere sulla prossima Wii U  (ed escludendo i sistemi di punteggio sui sistemi iOS e Android).

La scelta per il mio amico dovrebbe essere assolutamente chiara a questo punto, ma alla fine di tutto sto pippone lui sceglierà Sony. Chiaro, è un fottuto tifoso di calcio, come ho anche solo creduto per un istante che la sua scelta sarebbe potuta essere differente?

Il significato degli Obiettivi ovvero il moderno hardcore gaming

hardcore gamer

Forte dell’esperienza di ascoltatore vorace, e mediamente molto interessato alla musica da sedicente musico, con l’avanzare del tempo ho maturato l’idea che su tutto ciò che tanto abbiamo disprezzato, criticato e mal sopportato degli anni 80, qualcosina ce la porteremo sempre e comunque dentro. Ebbene si, mi sono ritrovato fan dei Duran Duran e non riesco a vergognarmene. E il discorso non cambia se si parla di videogiochi.

Di sicuro, i gamers che professavano in quel tempo erano tecnicamente meglio preparati e i giochi molto più intransigenti (come il Dr Lingua ha già ricordato tempo fa). Rispetto al mercato milionario odierno era davvero ben poca cosa, ma i casual non esistevano, gli stormi di giovani ragazzini al gamestop in preda a catarsi pokemoniane neppure, e nostra madre non si sarebbe mai abbassata a comprare un dannatissimo wii fit. C’era un connubio solido tra videogame e hardcore-gamer, ovvero non esisteva videogiocatore che non fosse anche un dannato hardcore-gamer.

Esiste un metro su cui misurare la bravura di un giocatore? L’Obiettivo, l’achievement, è senz’ombra di dubbio un metodo quasi scientifico da cui trarre conclusioni interessanti. Avendo una natura variabile a seconda del tipo di attività esso voglia premiare, non è più detto che oggi un gioco possa essere difficile a tutto tondo come un qualsiasi shooter a scrollimento di due decadi fa. Un gioco oggi può essere letto trasversalmente in diversi modi, può garantire soddisfazione ai nabbi quanto ai più bravi. Esiste dunque una difficoltà paragonabile ai giochi anni 80?

Cosa sono gli Achievements? Riassumendo una fonte wiki, “è quel sistema che misura il numero di obiettivi accumulati da un utilizzatore di un account Xbox Live. Questi punteggi (in italiano chiamati “Obiettivi”) sono ottenuti vincendo determinate sfide, tipo battere un livello specifico o vincere contro giocatori collegati online”. Quello che oggi è possibile, grazie alle tecnologie attuali di gran lunga superiori alle macchine vendute negli ottanta, è un identikit del videogamer molto più ricco di sfaccettature e sfumature, e dare senz’altro un giudizio molto più democratico, che può far apparire un gamer in gamba anche quando in realtà proprio non lo è (si veda l’astrusa difficoltà di molti titoli per Kinect che non hanno nulla a che vedere con la concezione classica di videogioco…). Ma non solo; sempre grazie all’abnorme quantità di strapotenza che attualmente è possibile infondere per la creazione di un videogame, oggi esistono concetti un tempo praticamente inesistenti: il collezionabile, il matchmaking, i meta-games, la personalizzazione, il completismo.

Ed è proprio questa l’ossessione, la mania. Vincere partecipando a un gioco, visto dal punto di vista dell’Obiettivo, non significa nulla; completarlo è la vera soddisfazione, sbloccarlo al 100%. Ma siamo al collezionismo estremo o è pura e semplice follia da giocatore?

Entrano in gioco due fattori: il livello di difficoltà e la statistica. Il livello di difficoltà ottenibile non è più solo quello selezionabile a inizio partita, ma anche quello relativo al conseguimento del 100% degli obiettivi. Esistono giochi dal livello di difficolta in game relativamente basso che presentano difficoltà piuttosto elevate per l’ottenimento del 100% degli achievements (ad esempio, molti jrpg alla Final Fantasy sono piuttosto facili da giocare, ma il numero e la difficoltà degli obiettivi a volte è a dir poco frustrante), altri più facili o più difficili in entrambi gli aspetti parallelamente (come Ninja Gaiden II, difficile da giocare e altrettanto difficile da completare al 100%).  La statistica è l’inevitabile aspetto del “chi ce l’ha più lungo” conseguente; ovvero, colui che detiene il maggior numero di giochi vinti al 100% merita il massimo rispetto, tutti gli altri che arrancano o che peggio ancora se ne fregano dovrebbero sparire dallo scenario dell’hardcore gaming.

La realtà probabilmente dietro a tutto questo è un dibattito che riguarda il mercato e le nuove tecniche di vendita. Il mercato del genere videoludico ha assunto negli ultimi anni livelli di sofisticazione impensabili un tempo, grazie a internet e alle vendite online, si vedano contenuti a pagamento, DLC, ma anche veri e propri servizi aggiuntivi per aumentare l’esperienza di gioco a livelli stratosferici, l’online, i pass di ogni tipo e via dicendo. Oggi è possibile grazie alla digital delivery distribuire giochi completi a pagamento senza approdare allo “scaffale”; l’utente compra direttamente usando la propria console standosene spaparanzato sul divano di turno. Il profitto ottenibile da tutte queste attività è massimizzato all’inverosimile e questo ha comportato non solo all’allargamento del business delle grandi multinazionali del settore, ma inevitabilmente a dirottare la mentalità del gamer verso panorami molto complessi che hanno influenzato in un qualche modo anche il modo in cui si gioca e aumentato a dismisura gli appassionati. Meglio detto, si tende a giocare qualsiasi cosa, e a buttar dentro le nostre console un numero disumano di titoli. Dunque oggi più che mai è possibile individuare senza troppa difficoltà il casual dal giocatore seriamente intenzionato a videogiocare? E’ un salto di qualità che avvicina alla perfezione lo stato dell’arte del videogaming. E se volete, come Icaro già qualche secolo fa: si, ha commesso qualche erroruccio di valutazione ma in fondo, chi non ne fa?

Mass Effect: riscoprire una saga dopo quattro anni

Anno terrestre 2008: ancora infognato dalla potentissima scia di beltà del mai troppo compianto Call of Duty 4: Modern Warfare, mi accingo ad acquistare una delle prime killer application rilasciata in esclusiva per Xbox 360: Mass Effect.Le aspettative sono alle stelle, si parla di grafica ultra pompata, di storia epica paragonabile a Star Trek, personaggi carismatici, gameplay innovativo, etc, etc….. aspettative rivelatesi in parte vere ma…. non all’epoca.

“Nel lontano 2008” infatti schifai senza esitazione il titolo Bioware: per carità, la grafica era spettacolare per l’epoca (e anche giocandolo oggi non si avvertono i segni del tempo) e la storia sembrava avvincente ma, nonostante questo, dopo due ore il gioco faceva già compagnia ad una scatola vuota di tortellini Rana, nella spazzatura. Confesso di non essere un fan dei prodotti di fantascienza che siano essi film, come i vari Star Trek o Star Wars, o videogiochi: il mio odio per la saga di Halo, per esempio, è leggendario. A distanza di tempo mi ricordo solamente che, dopo qualche ora, non sapevo più dove cazzo andare, il comandante Shepard si muoveva con l’ormai collaudato palo nel culo e il sistema di sparo – copertura lo trovavo macchinoso e impreciso, avendo poi bene in mente quello dello spettacolare Gears of War, Mass Effect è durato davvero poco dentro il lettore della mia Xbox. Voltiamo pagina.

Come forse saprete il pallino di noi “obiettivomani” è quello “millare” i giochi e, quando non è possibile, avere almeno una percentuale di completamento decente. Con questo spirito mi sono di nuovo approcciato a Mass Effect nel 2011, questa volta furbescamente in prestito, onde evitare di scaraventare la seconda copia consecutiva nell’indifferenziata. Purtroppo, anche in questo caso, il gioco durò appena un paio di ore prima di essere riposto con gentilezza su una mensola fino a …..

… gennaio 2012: preso da non si sà quale sacro furore, ho ricominciato per la TERZA volta Mass Effect. Ignoro assolutamente le cause ma in quest’ultimo tentativo ho scoperto la vera essenza del gioco. Il palo nel deretano del protagonista era sempre lì, il sistema di copertura (che chiamare discreto è tanto) anche, questa volta però il gioco mi ha preso come un assassino, tanto da arrivare a sette ore di gioco in un giorno, tanto da esplorare minuziosamente ogni pianeta non per l’obiettivo (comunque non presente) ma propio per il piacere di esplorare, per la curiosità di vedere l’evolversi della trama, e per le svariate possibilità che il gioco offre. Di colpo ho capito l’entusiasmo suscitato da questo titolo nei recensori delle varie webzine. Questo gioco è un vero capolavoro sotto quasi tutti i punti di vista e merita di essere giocato a prescindere, amanti del genere o meno.

Ci ho messo solo quattro anni e tre tentativi per riuscire a capirlo. Sono un ritardato mentale? Probabile, ma preferisco pensare che solo gli stupidi non cambino mai idea.

Istruzioni su come rovinare un bel gioco

C’è stato un tempo nel quale si riusciva ad andare in edicola e comprare per pochi spiccioli una rivista, poi è arrivata la mania di aggiungerci, maggiorandone il prezzo, un gadget, poi delle videocassette, ora cd e qualunque cazzata si sia accumulata nei magazzini di chiunque. Nello stesso modo nei videogames viene ormai proposta la modalità online oppure le arene!

Si è sempre potuto acquistare un gioco online oppure scegliere di farsi gli affari propri ed affrontare una campagna offline, senza aver bisogno di appuntamenti, orari o di condividere per forza l’esperienza di gioco, ma questo tipo di libertà di scelta sta piano piano scemando, come poter finirne la trama ed averlo millato (di diritto)!

Fanno un gioco di circa 10 ore, ( perciò un pò cortino) e non hanno più voglia di sbattersi ad arricchirlo prima di farlo uscire? Non c’è problema… prendono i personaggi, li mettono in una delle mappe che già hai e poi lasciano che i giocatori li usino per inseguirsi e spararsi a vicenda… magari mettendo un paio di obiettivi come: uccidi millemila nemici oppure arriva al livello Terminator. Tutto questo non per forza in un gioco la cui trama lo permetta, ma magari come appendice ad una trama che si basava sulla “pesca sportiva”.Un esempio lampante è Assassin Creed Brotherhood, la cui modalità online, può o non può piacere (a me ha rotto le scatole dopo mezz’ora), è completamente fuori trama rispetto al brand, a questo punto perchè non anche qualche gara con le carrozze, stile need for speed?

Stessa cosa per le arene, ed in questo caso come non citare Batman Arkham Asylum: un gioco meraviglioso, ricco di trama e con una fantastica giocabilità, ma poi? Le Arene, schermate opprimenti con orde di nemici che ti attaccano e tu, povero idiota, devi sconfiggerli entro un determinato tempo oppure fare un astronomico punteggio… ma che bisogno c’era? Perchè? Vi stiamo sulle palle se vi compriamo i giochi ed allora dovete farcela pagare? (oltre ai 70 Euro che vi siete già beccati!) ( ahhh e la torre di Davil May Cry con 100 livelli?)

Non odio l’online, ed in questo ci sono giochi come COD che sono fatti apposta ; come se mi piacciono le arene mi compro un picchiaduro alla Tekken, ma non sopporto più che titoli che si acquistano per la trama e per un determinato stile di gioco ne nascondano poi all’interno altri che non c’entrano un ca##o! Ma avete visto nel nuovo Batman, Arkham City il numero di personaggi giocabili ed il numero di medaglie da conquistare nelle arene per millarlo? PAZZIA!!!

Vuoi per forza mettere un online perchè fa moda? Fai una semplice e modalità COOP, ci va tanto? Il gioco che avete fatto è bello ma un pò corto? Lavorateci ancora oppure fatelo uscire ad un prezzo adeguato!

Apologia sui brutti giochi

Che sia messo agli atti: questo post non salverà dalla definizione di “brutto gioco” i brutti giochi poichè inevitabilmente e inesorabilmente i brutti giochi sono brutti giochi. Possiamo definirli e criticarli amaramente cogliendo quasi sempre nel segno. Le terminologie si sprecano: legnoso e approssimativo nelle meccaniche, noiosissimo nella parte narrativa, vetusto e con qualche serio problema di programmazione, graficamente inadeguato (senza contare che i più technology-geeks tirerebbero fuori vocaboli come “freeze”, “badclipping”, “compenetrazioni poligonali”, ecc).

Sebbene però più in generale mi scopra brutalmente accanito contro tutti i giochi “brutti”  sto, per ragioni a me ignote, stranamente maturando un crescente bisogno di difendere tale bruttezza, quasi in un impeto di preservazione della stessa, di difesa del reietto. Come se dovessi salvare la faccia all’amico fragilino vittima del bulletto di turno.

Prendiamo ad esempio Dead or Alive Xtreme 2. Un vero e proprio insulto al level design, dove l’esperienza ludica si risolve in drammatici tentativi di soddisfare il proprio lato voyeuristico relegando al “vedere gnocche da paura in costume” tutta la soddisfazione di gioco. Eppure… avete presente le sezioni pallavolistiche? ebbene, il semplice attacco-difesa per qualche strano motivo sembra far tornare i conti e, nonostante tutto, ci si diverte. In quel frangente, ripetitivo e seccante, c’è sostanza per motivare una vincita, per giustificare una sessione di gioco. Lo scopo è puro clichè: se vinco posso vedere un maggior numero di costumi addosso alle tipine seminude. E da qui il famoso “solletico ormonale” del voyeur (se non altro, un concetto di sessualità sviluppata per soddisfare la mera osservazione che è radicatissima nella cultura pornografica giapponese). Lontano dal considerare il giocatore così banalmente primitivo, mi rendo conto però che nel caso di questi giochi Tecmo la leva è tendenzialmente quella del recupero delle nostre voluttà più basse, nel solleticare una perversione, nel vedere e non toccare. Il concept dietro a tutto questo non nasconde la sostanziale mancanza di videogiochi pornografici sul mercato mainstream-console che inconsciamente spinge il videogiocatore ad accontentarsi di molto poco. D’altronde la schiera di videogames che consentono una gestione libera e smaccatamente ambigua dei “costumi” spazia anche in titoli in cui non è necessaria ai fini del gameplay (Bayonetta, Fist of the North Star, praticamente tutti i picchiaduro à la Street Fighter, e tanti altri).

Two WorldsCapitolo a parte meriterebbe Two Worlds, l’incredibilmente squallido RPG di scuola occidentale che ebbi modo di provare totalmente sulla mia pelle (e palle, a seconda del momento); giocandolo ho capito una cosa che mi era sfuggita a prima vista e che mi chiedo se sia un aspetto comunque da tener conto nell’analisi qualitativa di un titolo: l’emotività del programmatore. In Two Worlds c’è una sorta di attegiamento reverenziale, uno spasmodico desiderio di omaggiare, tributare, un caposaldo del videogioco moderno che è la serie degli Elder Scrolls, in particolare di Oblivion. In questo senso il gioco acquista un’atmosfera diversa, più tenera, più infantile, si percepisce la voglia di fare meglio rispetto ad un indiscusso capolavoro, ma al contempo si innalza il proprio metro di paragone, un po’ come nell’arte figurativa dove spesso è impossibile dare un giudizio sull’opera senza fare considerazioni sull’autore.

zuma popcapPer finire, come non ricordare l’alta schiera di videogames di qualità medio-bassa che hanno letteralmente saturato il Marketplace Live di Xbox? Primo fra tanti esponenti del brutto che avanza è Zuma: attenzione, il noto puzzle game di PopCap di per sè non è affatto male, anzi! Devo ammettere di aver passato su PC molto più tempo di quanto avessi mai potuto prevedere per finire il fottuto ultimo livello “in nero”, peraltro raggiunto ben più di una manciata di volte, e con una dozzina di vite ancora a disposizione (son potente anch’io quando sono ispirato). Il gioco è salvo solo se controllato via mouse, poichè Zuma non è stato concepito per essere giocato col joypad, cazzo! Le meccaniche di gioco della versione Xbox sono state adattate prendendole paro paro da quelle PC e non si è sprecata alcuna fatica nel tentativo di formare un sistema DECENTE adatto ai controller per console, quello che un cristiano comune chiamerebbe “buon adattamento” o per farsi capire in linguaggio geeks “buon porting”. Eppure, il carisma e la caparbietà qualitativa del gioco riescono a venir fuori nonostante tutto anche nella versione XBLA, soprattutto per chi fosse a caccia di Obiettivi o per coloro che amano le sfide al limite della capacità umana; è la summa massima di quello che un puzzle game dovrebbe essere, è “easy to learn, hard to master”, facile da apprendere, difficile da padroneggiare al massimo, e vi darà sufficiente dipendenza come una delle droghe più buone.

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