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Battlefiel 3 vs Modern Warfare 3: and the winner is …

 

… perchè prima o poi tutti si sono posti la questione. Lo scorso anno EA gridava vendetta al cospetto del Signore. Dichiarazioni deliranti e una serie di indiscrezioni davano il 2011 come l’anno dello storico sorpasso dello sparatutto in prima persona di EA a discapito del pluri platinato Call Of  Duty. Obiettivo centrato? Vediamo.

Facciamo sempre una doverosa premessa: il sottoscritto ha completamente schifato MW3 in favore di Battlefield 3. Vedendo all’alba del day one una serie di filmati gameplay della nuova “fatica” di Infinity Ward, non era possibile non notare la sindrome da “copia-incolla” che in questi ultimi anni ha colpito la saga di CoD. Certo, armi diverse, mappe diverse, ma ero sicuro che il tutto potesse essere tranquillamente considerato alla stregua di un DLC. Dopotutto su Bad Compny 2 era stata fatta una cosa simile: 1200 MP per l’espansione Vietnam che conteneva armi e mappe completamente diverse. Fosse stato un prodotto Activision, sicuro sarebbe stato il capitolo successivo della saga.

Ma veniamo al sodo: forte di queste considerazioni da purista del genere, a novembre mi lanciai in picchiata su Battlefield 3 che prometteva una vera e propria rivoluzione del genere, creando un hype mostruoso dopo il rilascio dei primi filmati sul gameplay, certo la EA si guardò bene dallo specificare che quei filmati fossero tratti dalla versione pc. Di sicuro chi legge, come il sottoscritto, ricorda ancora il leggero rigonfiamento nelle mutande dovuto ad una grafica che definire fotorealistica è poco. Iniziarono a questo punto i primi cori da stadio che davano CoD per spacciato. Iniziarono a vedersi nei forum delle vere e proprie guerre termonucleari su quale fosse il “vero fps”.

Inutile dire che mi schierai dalla parte di quelli che volevano qualcosa di nuovo e che si erano rotti la palle di mollare ad Activision la solita “tassa” di 70 euro annuali. Quando poi, appresi che vi sarebbe stata una mirabolante feature chiamata “call of duty elite” ( un abbonamento annuale da 50 carte che dava diritto ad una serie di stronzate in anteprima e o skin etc) dovetti farmi sedare per non farmi esplodere davanti alla sede italiana dell’Activision.

Ora proviamo una cosa nuova: dividiamo la mia esperienza in mesi, rendendo il tutto cinematografico e all’avanguardia:

Novembre: turgido in corpo mi appresto ad acquistare la mia copia di Battlefield 3. Neanche il tempo di inserire il gioco che vengo tempestato da una serie di inviti al gioco da tutta la mia lista amici. Entro nel party e c’è gente che piange, gente che ha la voce tremante, gente che addirittura ha preferito il day one di Battlefield alla nascita del proprio primogenito. C’è nell’aria dell’isteria di massa. Isteria che ha contagiato completamente anche me, rendendo l’ora del pranzo quella della buonanotte. Anche io sul momento fui colto dalla bellezza generale del titolo, dalle mappe enormi, dalla varietà dei mezzi, in generale dal forte realismo.

Dicembre: mi son rotto il cazzo. Bello graficamente niente da dire, ma che scassamento di coglioni! Tutto molto bello ma il più delle volte gioco 10 minuti e mi viene voglia di scaraventare il disco dalla finestra. Non riesco davvero a capire come cazzo si faccia a divertirsi a ‘sta roba (per un tempo prolungato almeno). Sarò un casualone ma davvero faccio fatica a non addormentarmi con il pad in mano. Sarà un problema mio, sicuramente, ma dopo più di un mese dall’inizio del gioco online, la mia copia del gioco è costantemente su un tavolo a prendere polvere mentre macino ore su ore al mirabolante Skyrim, ma questa è un’altra storia.

Gennaio: Finisco tutto il “finibile” (licenza poetica) in Skyrim, sono depresso.

Febbraio: Sono depresso.

Marzo: Sono depresso.

Aprile: Mentre guardo svogliatamente lo scaffale dell’usato del mio rivenditore di fiducia, scorgo un Modern Warfare 3 a 29,90 Euro. “E’ il suo prezzo.” penso subito e senza tante seghe mentali acquisto il titolo. Arrivato a casa con tutti i preconcetti del mondo inizio a giocare alla campagna e, proseguendo nella storia, mi rendo conto che sto bestemmiando davanti allo schermo come un minorato mentale, e le frasi “Cristo che figo” e “Minchia” iniziano a formare una pila decisamente alta. Entro completamente nella modalità autismo e inizio ad andare online. E’ finita: ho resistito stoicamente ma anche quest’anno Activision ha avuto le mie terga su un piatto d’argento. Non ci sono cazzi: lo si può criticare che è un copia incolla del capitolo precedente, che la grafica sente il peso degli anni, che è un gioco di merda, ma CoD centra sempre il punto principale: quello di divertire. E davanti a questo, qualsiasi altra considerazione deve andare a farsi fottere. Come valore aggiunto, quello di essere obbligati in alcune modalità alla chat di gioco. Scatenando sempre faide e insulti terrificanti tra italiani e non. Però col cazzo che do l’indirizzo.

Ora però devo andare, mi mancano 10 kill per sbloccare l’ottica ibrida….

Ci si aggiorna.

p.s: in ogni caso Cod anche quest’anno ha sderenato senza vasella i concorrenti, a livello di vendite.

p.p.s: vista la lunghezza del post, ci si sente verso maggio.

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Ti vengo a prendere! : interazioni sociali nell’era del Live.

Se sommiamo tutti i Call Of Duty usciti finora per 360, io ho accumulato circa 900 ore di gioco online. Chiunque si sia avvicinato a questo brand con un microfono, conosce bene le insidie che lo aspettano ad incontrare giocatori della propria nazione, soprattuto se si è mediamente bravi a sparare nel culo al prossimo.

Ed ecco che, grazie al gioco online, le liti, una volta possibili solo di persona, diventano un nuovo fenomeno culturale tutto da studiare.

Chiariamo subito che, in anni di Live, non mi è mai capitato di incontrare una categoria di persone più permalosa dell’italiano medio: basta un niente: una kill sdraiati, una kill con il coltello, una kill in salto, una kill con un arma da “nabbo” (categoria di armi di cui purtroppo non ho una lista) o, peggio del peggio, una kill con l’odiato lanciagranate (o lanciapuffi). Una di queste condizioni fa scattare immediatamente nel giocatore italico una sorta di carogna atomica. Si parte con gli urli e il classico “figlio di puttana” per poi spostare la propria attenzione sulle prestazioni sessuali della malcapitata madre dell’avversario. Guai a rispondere per le rime: più ci si sposta verso il tacco dello stivale è più una frase diventa presente nei nostri incubi di videogiocatori: “Dammi, l’indirizzo: ti vengo a prendere!”

Il bello di quest’ultima frase è che, trovandosi dall’altra parte di un microfono, viene pronunciata da chiunque: muscolosi e mingherlini, da nani e giganti, ma quel che è peggio, da vecchi di merda e bimbiminchia. Mentre ai bei tempi, quando ci si immischiava in una lite bisognava avere almeno alcune caratteristiche fisiche e soprattutto un età appropriata per far valere le proprie ragioni, oggi basta semplicemente un microfono e la voglia di dar fiato alla bocca. Ed ecco che nel mirabolante mondo del Live, puoi vederti mandare affanculo da un ragazzino di 13 anni con la voce da “Puffo Rognoso”, sentendoti anche chiedere delle condizioni intime di tua madre. Ricordo ancora che, ai miei tempi, una cosa del genere era assolutamente impensabile: semplicemente c’era la tacita regola che ai più grandi non si poteva dire la minima cosa, pena una valanga di mazzate istantanee.

Tolto lo spauracchio delle pedate nel culo il rischio è quello di trovarsi una futura generazione spavalda ma che non è nemmeno in grado di mettersi le mutande, oppure, ancora peggio, un cumulo persone che non è abituata a dare seguito alle proprie affermazioni, i cosiddetti “Cazzari”.

Ora: come tutti gli anziani, tendo sempre a dire: “Ai miei tempi era meglio”, ma è davvero così?

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